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ISSN 2611-8858

Topics

Preventive Measures

The Protection of Personal Freedom Outside of Criminal Law. Preventive Measures

In light of the expansion of the scope of personal preventive measures, the role of courts and scholars consists of watching individual safeguards. In a context of expanding preventive measures, it seems unrealistic imagining a criminal justice system without prevention praeter delictum. The best option is then limiting the use of such measures, strictly applying proportionality in order to assess the grounds and the effects of the measure on the personal freedom, directly or indirectly as a consequence of the infringement of the relevant prescriptions.

The role of confiscation in the fight against ‘economic crime’: an overview

The struggle against the heap of illegal assets finds in the subject of confiscation the primary and main tool of intervention: with its qualities of a structurally changeable and a finalistically eclectic concept, the confiscation takes on some chameleonic traits that allow it to adapt to many different purposes, both on the level of prevention and repression. The confiscation, in this regard, is the most emblematic manifestation of that specific model of “modern” criminal law, voted for the contrastive efficiency, to which the criminal policy of the last few years seems to tend to. The present contribution aims to outline the basics coordinates to orient the interpreter within the vast, complex and actual ablative panorama.

The New National Measures of Asset Freezing Against Financing of Terrorism

With a mechanism recalling the supranational blacklisting, the Italian law-maker introduced with Legislative Decree no. 90/2017 national measures of asset freezing aimed to prevent and fight financing terrorism. This is a new tool to trace the money trail which potentially crosses the Mediterranean Sea to finance ISIL or other terrorist organizations. This paper moves from analysis of the recent regulation and puts national asset freeze in the broader context of preventive measures with ban effect. Then, it focuses on its compatibility with the principles of domestic preventive system, highlighting the most critical issues: on the one hand, the justiciability deficit, on the other hand, the uncertain assessment of dangerousness. The lack of guarantees of listed persons pushes to wonder whether this domestic regulation has accomplished an adequate and lawful balancing between security and liberty.

The Long Wave of De Tommaso Case: Is Time Running Out for ‘Generic’ Anti-Mafia Ban Ex Art. 84, Co. 4, Lett. d) and e) D.Lgs. N. 159/2011?

The ECtHR judgment De Tommaso vs. Italy cast serious doubts on the legitimacy of the Italian preventive measures system, by holding that the very idea of a “generic dangerousness” is too vague to be compatible with Art. 2 Prot. 4 ECHR. This paper explores the possible consequences of the holding in De Tommaso on the administrative measures aimed at combating mafia-type organization in Italy. In particular, in the light of De Tommaso there are now sound reasons to believe that the bans based on Art. 84, comma 4 lett. d) and e)of Legislative Decree No. 159/2011 are based on requirements that are inconsistent with the legality principle enshrined, inter alia, in Art. 1 Prot. 1 ECHR.

Le Sezioni Unite sulla natura della confisca di prevenzione: un’altra occasione persa per un chiarimento sulle reali finalità della misura

Le Sezioni Unite riaffermano la natura preventiva dell’ipotesi di confisca attualmente prevista dal c.d. “codice antimafia”, nonostante l’evoluzione legislativa e giurisprudenziale ne attesti sempre più nitidamente una diversa funzione di neutralizzazione dei profitti di provenienza illecita, indipendentemente dalla pericolosità dei beni e dei destinatari. Rimangono aperti, quindi, gli interrogativi circa l’esatta collocazione sistematica di tale istituto ed i limiti che devono presidiarne l’applicazione, anche alla luce della sua progressiva estensione ad ipotesi delittuose estranee al fenomeno mafioso.

La lotta all’evasione fiscale tra confisca di prevenzione e autoriciclaggio

L’articolo esamina criticamente la diversa interpretazione adottata dalle Sezioni Unite in relazione alla confisca di prevenzione e alla confisca ex art. 12 sexies d.l. 306/’92, non consentendo solo nel primo caso di tenere conto dei proventi dell’evasione fiscale e dei redditi leciti, ma sottratti al fisco, per calcolare il carattere sproporzionato, rispetto al reddito o all’attività economica, del valore dei profitti da confiscare, finendo per consentire la confisca di beni di origine lecita in contrasto con il principio di legalità e di proporzione; soluzione che recenti progetti di legge vogliono estendere anche alla confisca ex art. 12 sexies, in una logica che rischia di essere sproporzionata e complessivamente incoerente in termini di politica criminale, in cui forme di confisca destinate alla lotta alla criminalità organizzata, a partire dalla confisca di prevenzione sono ormai utilizzate come strumenti di lotta all’evasione fiscale e in cui le stesse Sezioni Unite propongono di estendere il ragionamento alla base della confisca della c.d. “impresa mafiosa” all’ipotesi di reinvestimento dei proventi dell’evasione fiscale in un’impresa originariamente lecita. La stessa logica che consentirà di utilizzare la nuova fattispecie di autoriciclaggio, nonostante la problematicità della nozione di profitto risparmio dei delitti tributari, per punire l’investimento dei proventi dell’evasione fiscale ben più gravemente delle stesse fattispecie presupposte.

Considerazioni critiche intorno al d.l. antiterrorismo, n. 7 del 18 febbraio 2015

Il lavoro analizza gli aspetti di diritto penale sostanziale della recente normativa in materia di terrorismo, ponendone in evidenza, in particolare, alcuni profili gravemente problematici in rapporto alla conformità ai principi costituzionali di determinatezza ed offensività.

La torsione della confisca di prevenzione per la soluzione del problema dell'evasione fiscale

Le Sezioni Unite decidono sulla rilevanza delle allegazioni che il soggetto “proposto” per l’applicazione della confisca di prevenzione può presentare per la giustificazione della provenienza dei beni nella sua disponibilità. In particolare, negano che i redditi occultati al fisco siano idonei a giustificare la sproporzione tra il valore dei beni rispetto all’attività economica svolta. Il presente contributo si interroga sulle ricadute della decisione, alla luce di un recente orientamento in tema di confisca allargata (art. 12-sexies d.l. n. 306 del 1992) che riconosce al suo destinatario la facoltà di dedurre i proventi dell’evasione fiscale. Il Supremo Collegio non estende siffatto orientamento anche alla confisca ante delictum, sostenendone l’incompatibilità rispetto al testo di legge e alla ratio. Il lavoro contesta l’estensione del sistema di prevenzione all’evasore fiscale.

La Suprema Corte pretende un uso più consapevole della categoria dell’impresa mafiosa in conformità ai principi costituzionali

In contrasto con un certo orientamento della giurisprudenza che utilizza in maniera spregiudicata la categoria dell’impresa mafiosa, per trasformare la confisca di prevenzione o la confisca allargata ex art. 12 sexies d.l. 306/’92, nonché la confisca ex art. 416, bis, c. 7, in una forma di confisca generale dei beni in violazione del principio di legalità e di proporzione, e del diritto di proprietà, la sentenza in esame si segnala per un approccio correttamente garantistico nell’applicare la categoria dell’impresa mafiosa, negando innanzitutto che si possa confiscare l’intera azienda in base al mero accertamento della pericolosità sociale e della “disponibilità” nei confronti dell’organizzazione.

La confisca allargata: dalla lotta alla mafia alla lotta all’evasione fiscale?

Traendo spunto dall’ordinanza n. 7289 del 2014 di rimessione alle Sezioni Unite, l’articolo affronta la questione se, ai fini della confisca ex art. 12 sexies d.l. n. 306/92 e ex art. 2 ter l. 575/65 (oggi art. 24 del d.lgs. n. 59/201), si debba tenere conto dei proventi dell’evasione fiscale per valutare se i beni posseduti siano di valore sproporzionato rispetto al reddito o all’attività economica del reo e, ancora più a monte, se si debba tenere conto dei redditi sottratti alla tassazione; questione rilevante anche per stabilire se i beni “risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego” ex art. 2 ter l. 575/65. Tale questione assume un particolare rilievo in quanto, in seguito all’entrata in vigore del d.l. n. 92/2008, si è esteso l’ambito di applicazione della confisca ex art. 2 ter l. 575/65 nei confronti di tutti i soggetti a pericolosità generica, compresi gli evasori fiscali nell’interpretazione giurisprudenziale, e rileva anche nei confronti dei terzi laddove il valore sproporzionato del bene intestato a un terzo diventa elemento probatorio dell’intestazione fittizia.