con la collaborazione scientifica di
ISSN 2611-8858

Temi

Corruzione

La bellezza è negli occhi di chi guarda: diverse prospettive per combattere la corruzione

Relazione tenuta alla Northeastern University di Boston il 23 gennaio 2020

Corruzione e libertà di parola nella regolamentazione del finanziamento delle campagne elettorali negli Stati Uniti

All’interno dell’area della regolamentazione del finanziamento delle campagne elettorali, libertà di parola e corruzione presentano un interessante punto di contatto. Punto essenziale è stabilire se la regolamentazione nel senso della restrizione dei contributi privati alle campagne elettorali sia anche limitativa della libertà di parola e se, quindi, le restrizioni suddette si po ngano in frizione con il First Amendment della Costituzione degli Stati Uniti. Il presente articolo esamina la più significativa giurisprudenza della Suprema Corte degli Stati Uniti riguardante l’interazione tra libertà di espressione e corruzione. In particolare, analizzando l’equazione elaborata dalla Suprema Corte che identifica i contributi dati alle campagne elettorali e l’espressione politica, questo articolo critica l’utilizzo dello scudo del First Amendment per proteggere azioni che, come si spiega, non rientrano nell’area della libertà di espressione

Big Data Analytics e compliance anticorruzione. Profili problematici delle attuali prassi applicative e scenari futuri

L’articolo analizza il tema dell’utilizzo di tecniche di big data analytics nelle attività di compliance anticorruzione nei settori pubblico e privato, evidenziando come tali nuove prassi possano trasformare le caratteristiche attuali della prevenzione del rischio reato nelle organizzazioni complesse. Vengono evidenziati vantaggi e rischi derivanti dall’adozione di questi strumenti informatici, nonché alcuni ipotetici scenari futuri legati alla possibilità di regolamentare in via legislativa l’utilizzo di simili sistemi di compliance anche per fini diversi dalla mera gestione del rischio.

Crimine organizzato e corruzione: dall’attrazione elettiva alle convergenze repressive

Il contributo analizza i rapporti tra crimine organizzato e corruzione, in prospettiva sia criminologica che giuridica, e nella duplice dimensione interna e transfrontaliera. Sotto quest’ultimo profilo vengono esplorati anche i nessi con la nozione di “reato transnazionale” ai sensi della l. n. 146/2006. L’analisi è estesa al diritto dell’UE e a quello internazionale pattizio, che hanno plasmato la regolamentazione interna in questi settori di criminalità. La consapevolezza della commistione empirica tra attività delle organizzazioni criminali (associazioni delittuose semplici ovvero mafiose) e pratiche corruttive si riflette nelle politiche penali, le quali gradualmente si sono avvicinate fin quasi a sovrapporsi, come rivela anche la recente legge n. 3/2019 (c.d. “spazzacorrotti”). Tale progressiva osmosi di strategie preventive e repressive, con il conseguente rischio di una semplicistica reductio ad unitatem, genera nuove e preoccupanti insidie per le garanzie penalistiche fondamentali

El decomiso de las ganancias de la corrupción en Italia. En busca de las garantías perdidas

Nel settore del contrasto alla corruzione in Italia, l’istituto della confisca dei proventi illeciti, nell’ultimo ventennio, si è frantumato in un arcipelago di strumenti ablativi, con presupposti e principi direttivi assai eterogenei. La logica che ispira questo processo di differenziazione è sostanzialmente efficientista e mette a rischio le garanzie fondamentali del diritto penale e più in generale dello Stato di diritto

Measuring, preventing and counteracting corruption in Italy

In questo contributo si intende indagare la corruzione quale fenomeno internazionale, che si estende in numerosi Paesi del mondo e colpisce la trasparenza e la legalità dell’azione della Pubblica Amministrazione. In particolare, si prova a fare luce sulla forma e la percezione delle pratiche corruttive in Italia, sulla base delle statistiche giudiziarie e dell’indice di percezione. Verrà dunque analizzata l’efficienza delle misure preventive, nonché i punti di forza e le carenze delle strategie repressive

Il contrasto alla corruzione. Il modello italiano

Testo dell'intervento tenuto dal Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione il 13 settembre 2018 presso l’Università Austral di Buenos Aires nell’ambito del convegno “La política criminal frente al fenómeno de la corrupción”.

Mafia e corruzione: tra confische, commissariamenti e interdittive

Vengono dapprima rapidamente esaminati gli strumenti previsti dalle norme vigenti per contrastare i patrimoni di origine illecita e le infiltrazioni mafiose nell’economia; questi strumenti divergono quanto ai presupposti, agli effetti, alla natura, giurisdizionale o amministrativa, ed anche quanto alle garanzie e alle forme di tutela di cui gode il soggetto destinatario delle misure. All’esito di questa ricognizione si rileva che dopo una lunga fase, durata decenni, in cui l’obiettivo del contrasto ai patrimoni illeciti – in particolare quelli mafiosi – è stato innanzi tutto quello di giungere alla confisca e poi quello di contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose senza porsi neanche troppo il problema delle conseguenze di certi provvedimenti, si avverte oggi, (nella legislazione, in dottrina e giurisprudenza), una maggiore attenzione all’esigenza di attivare strumenti diversi per quelle aziende che, pur presentando forme di infiltrazione e di condizionamento mafioso, conservino una sostanziale integrità e siano anche intenzionate a rimuovere i presupposti di quel pericolo di infiltrazione e condizionamento. Per evitare una ingiustificata distruzione di ricchezze, e in particolare – ma non solo – la perdita di posti di lavoro, si cercano strumenti che a quelle attività imprenditoriali offrano, se ce ne sono le condizioni, l’opportunità del rientro nel mercato in condizioni di legalità.

Sulle differenze tra i delitti di concussione e di induzione indebita a dare o promettere utilità

Nella sentenza annotata, le Sezioni unite penali della Cassazione affrontano il tema, delicato e controverso, della distinzione tra le condotte di costrizione e di induzione di cui, rispettivamente, agli artt. 317 e 319-quater c.p. I criteri discretivi individuati sono molteplici: su tutti, l’entità della pressione psicologica, la presenza/assenza di una minaccia, lo scopo perseguito dal privato, la presenza/assenza del metus publicae potestatis, la pregnanza del bene minacciato. A volte tali criteri vengono ulteriormente articolati, a volte sembrano operare in sinergia, a volte in modo decisamente alternativo tra loro. Non v’è peraltro dubbio che privilegiarne uno oppure un altro conduca frequentemente a risultati opposti. La Corte, consapevole di ciò, rileva come nei casi controversi debba optarsi per il criterio maggiormente rispondente al caso di specie: una “fuga” dalla nomofilachia che rischia di travolgere non pochi principi fondamentali.

Concussione e induzione indebita: il formante giurisprudenziale tra legalità in the books e critica dottrinale

La ristrutturazione normativa del delitto di concussione ha aperto, nel diritto vivente, un vivace dibattito sui possibili tratti distintivi tra il nuovo art. 317 c.p. e la ormai nota ipotesi di induzione indebita. I diversi orientamenti ermeneutici maturati in brevissimo tempo hanno reso necessario, sul punto, un ponderoso intervento delle Sezioni unite della Corte suprema di cassazione che, nell’ambito di una rigorosa dommatica giurisprudenziale, pure non mancano, a ben vedere, di porre le basi per il recupero di una nomofilachia delle norme sulla nomofilachia dei casi. Infatti, il possibile ricorso a (de)penalizzazioni in concreto affidate ad una politica giudiziaria in nome di una pur invocata tenuta del sistema sembra, per ipotesi di “induzione non costrittiva vittimizzante”, confermare la necessità di ripensare una ‘riforma delle riforme’ che, al riparo da torsioni (in)sopportabili della legalità, sappia radicare nel dato normativo opzioni razionali di politica criminale.