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ISSN 2611-8858

Temi

Diritti fondamentali

Some thoughts about judicial review of criminal legislation

Questo working paper, presentato a un seminario su “Constitutional Criminal Law” organizzato alla Toronto University il 14 e 15 settembre 2018 da Malcolm Thornburn e Christoph Burchard, è una risposta a un recente lavoro di Javier Wilenman, nel quale si sostiene tra l’altro che il controllo di costituzionalità delle norme penali è in generale inefficace e, allorché esercitato dalle corti, risulta in effetti controproduttivo. In questo contributo si sostiene, invece, che i) il controllo giudiziale della legislazione penale può essere efficace, e in molti casi è stato storicamente efficace; e che ii) ci sono ottime ragioni, dal punto di vista politico e istituzionale, per giustificare – quanto meno a talune condizioni – un esercizio attento di tale controllo.

Reflexiones sobre el proceso sancionatorio administrativo chileno: debido proceso, estándar de convicción (prueba) y el alcance del sistema recursivo

Il lavoro intende riflettere su una serie di questioni relative ai procedimenti sanzionatori amministrativi nel diritto cileno. In particolare si interroga sull’applicabilità dei principi del giusto processo in questa materia e sui limiti di tale applicabilità, soffermandosi quindi sul tema dello standard della prova per l’imposizione di sanzioni amministrative e sui rimedi giudiziali contro sentenze definitive pronunciate in questo ambito.

La incorporación de la investigación administrativa como prueba en el proceso penal

L’articolo analizza l’uso, nel processo penale cileno, di dichiarazioni rese da persone incolpate nell’ambito di procedimenti sanzionatori amministrativi e, in generale, in contesti istituzionali che non sono soggetti alle regole sulla tutela dell’autonomia dell’imputato caratteristiche del processo penale, e che non assicurano la volontarietà della dichiarazione, il cui rifiuto è anzi penalmente sanzionato.

Insider Dealing and the Right Not to Be Tried or Punished Twice for the Same Conduct: a Comparison between the Italian and the English and Welsh Legal System

L’articolo offre un’analisi comparata dei sistemi sanzionatori adottati da Italia e da Inghilterra e Galles per la repressione delle condotte illecite di insider dealing. Alla luce della sentenza Grande Stevens e Altri c. Italia, vengono, poi, esaminati gli orientamenti giurisprudenziali e dottrinali sviluppatisi nei due ordinamenti al fine di garantire la piena tutela del fondamentale diritto dell’individuo al ne bis in idem sostanziale, nonché i poteri che i Parlamenti nazionali hanno delegato alle Autorità indipendenti per il controllo dei mercati finanziari. In chiusura vengono, infine, suggerite alcune soluzioni pragmatiche per superare le criticità relative alle ipotesi di bis in idem sostanziale e di eccesso di potere riscontrate negli ordinamenti qui in esame.

Il principio di proporzionalità nell’era del controllo tecnologico e le sue implicazioni processuali rispetto ai nuovi mezzi di ricerca della prova

Il contributo analizza l’incidenza del canone di proporzione in rapporto alle nuove tecnologie di sorveglianza occulta sempre più di frequente impiegate nel contesto dell’indagine penale, prendendo dapprima in esame il contesto normativo e giurisprudenziale esistente a livello sovranazionale per poi soffermarsi sull’ordinamento italiano, esaminando infine talune criticità determinate da un ricorso al canone che non pare sempre assistito da adeguata consapevolezza.

Lettura critica di Corte costituzionale n. 115/2018

La sentenza C. Cost. n. 115/2018, che chiude la vicenda Taricco, disapplica l’art. 325 par. 1 e 2 del TFUE, e la “regola Taricco” prescritta da CGUE 17 dicembre 2017, in quanto in contrasto col principio nazionale di determinatezza (art. 25 cpv. Cost.). Ciò costituisce un esercizio implicito di controlimiti nazionali al diritto europeo, per come interpretato dalla CGUE. La base del giudizio della Corte è costituita dall’attrazione originaria della prescrizione del reato nella materia costituzionale del principio di legalità-determinatezza: la prescrizione, per le conseguenze punitive, deve essere disciplinata come normativa sostanziale per vincolo costituzionale (unicum costituzionale in Europa). Applicando il vincolo di determinatezza all’art. 325, par. 1 e 2, TFUE e alla “regola Taricco”, la Consulta segue una lettura massimalista della determinatezza come esigenza che dal testo della regola legale (non al momento della condotta, semplicemente) si possa prevedere la sua successiva concretizzazione giurisprudenziale. Tale lettura, che contrasta con la tradizione ermeneutica della Corte, schiude orizzonti nuovi sul rapporto tra legge e interpretazione, e aspettative che difficilmente potranno essere soddisfatte nella gestioneordinaria dell’art. 25 cpv. Cost. Del pari, questo patriottismo costituzionale apre interrogativi nuovi sul futurodell’europeismo giudiziario.

La nuova disciplina del captatore informatico tra esigenze investigative e salvaguardia dei diritti fondamentali Dalla sentenza “Scurato” alla riforma sulle intercettazioni

Il nuovo volto della criminalità organizzata ha posto i sistemi d’indagine tradizionali in grave difficoltà, evidenziando “l’incapacità investigativa” delle Autorità Giudiziarie di contrastare, in maniera efficace, il traffico di droga e la cessione di materiale pedopornografico attraverso il web. Solo con il ricorso alle indagini informatiche gli organi investigativi sono posti in condizione di ricercare ed assicurare il dato probatorio. Il nuovo orizzonte investigativo è rappresentato dalle intercettazioni di comunicazioni tra presenti tramite captatore informatico. Si tratta, com’è noto, di un sistema che consente da remoto la captazione di immagini e suoni tramite l’inoltro di un malware sul dispositivo bersaglio. Il Legislatore ha atteso oltre dieci anni per regolamentare l’utilizzo del nuovo strumento investigativo mediante l’introduzione del D.lgs 29 dicembre 2017, n. 216. La novella raccoglie diffusamente la “proposta” della “sentenza Scurato”, e solo alcune dei tanti spunti offerti dalla dottrina negli ultimi anni. Al Giudice per le indagini preliminari è affidato il compito di “recuperare” l’effettiva funzione di controllo sul “progetto investigativo” ipotizzato dal pubblico ministero al fine di salvaguardare i valori costituzionali coinvolti dall’utilizzo del mezzo.

Il carcere oggi: tra diritti negati e promesse di rieducazione

I dati statistici a disposizione rivelano che dal 2010 ad oggi la popolazione carceraria è calata in misura consistente; d’altro canto però, negli ultimi due anni la popolazione carceraria ha ripreso a crescere a ritmi assai sostenuti. Da qui alcune riflessioni sugli effetti – in parte effimeri, in parte più duraturi – prodotti dalle riforme ‘svuotacarceri’ che sono seguite alle condanne subite dall’Italia in sede europea per la violazione dell’art. 3 Cedu. La sensazione è che, a prescindere dagli esiti della riforma dell’ordinamento penitenziario in atto, il sistema non abbia ancora maturato una reale capacità di cambiamento che è necessaria per dare vita ad un sistema dell’esecuzione penale realmente rispettoso dei principi costituzionali custoditi nell’art. 27 co. 3 Cost.

La sicurezza urbana e i suoi custodi (il Sindaco, il Questore e il Prefetto)

Il d.l. n. 42/2008, convertito con modificazioni nella l. n. 48/2017 (c.d. decreto Minniti sulla sicurezza urbana), costituisce l’ultima tappa di un cammino ormai decennale, caratterizzato dal moltiplicarsi di soggetti e poteri funzionali alla tutela della sicurezza urbana. Le varie misure in commento sono riconducibili ad un proteiforme diritto punitivo municipale, di difficile catalogazione ma di sicuro impatto sui diritti costituzionali. L’analisi, svolta a più mani, si concentra sui profili penali, criminologici e amministrativi della nuova disciplina, per poi interrogarsi sul suo significato politico-criminale, sugli antecedenti storici e sul suo complessivo significato culturale.

Un’importante pronuncia della Consulta sulla proporzionalità della pena

Nella sentenza qui commentata la Corte costituzionale inaugura un approccio radicalmente nuovo nella valutazione della proporzionalità della pena prevista per specifici reati. La Corte continua, invero, ad invocare come parametri del giudizio gli articoli 3 e 27, terzo comma, Cost., ma abbandona il tradizionale requisito del tertium comparationis al quale era solita condizionare la stessa ammissibilità di simili questioni di legittimità costituzionale. Se questo nuovo approccio dovesse essere confermato in futuro, sarà possibile dimostrare il difetto di proporzionalità non solo evidenziando che la pena prevista per il reato A è ingiustificatamente più severa di quella prevista per il reato B, ma anche che la pena prevista per il reato A è sproporzionatamente severa in termini assoluti, in quanto implicante una limitazione dei diritti fondamentali del condannato eccessiva rispetto alle finalità perseguite dalla norma incriminatrice.