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ISSN 2611-8858

Temi

Diritto UE

La cooperazione rafforzata come modalità d’istituzione della procura europea

Preso atto delle difficoltà di adottare il regolamento istitutivo della Procura europea, il presente contributo si propone di dimostrare la concreta esistenza di un valore aggiunto dell'istituzione dell'organo di accusa europeo da parte di un numero ristretto di Stati membri rispetto all'abbandono di un tale progetto per assenza di unanimità. Si è cercato di dimostrarne la fattibilità, costruendo un sistema capace di massimizzare gli effetti di ciò che è verosimilmente possibile sfruttando gli strumenti messi a disposizione dai Trattati – la cooperazione rafforzata in questo caso – seppur sfocianti in un’integrazione diseguale. Si è proceduto a modificare la proposta di regolamento per adattarla al diverso contenuto (non più l’istituzione della Procura europea, ma l’attuazione di una cooperazione rafforzata ai fini di una tale istituzione) e a predisporre i modelli contenutistici degli accordi che necessariamente dovranno disciplinare la cooperazione tra gli Stati membri non partecipanti e l’organo di accusa europeo.

Dati esteriori delle comunicazioni e tabulati di traffico

Il presente contributo offre un’ampia panoramica sullo strumento investigativo dei tabulati di traffico, recanti i dati esteriori delle comunicazioni telefoniche e telematiche, passando in rassegna gli approdi più significativi del formante giurisprudenziale e dottrinale. Tale mezzo di ricerca della prova si colloca al centro dell’incessante dibattito sulla natura dei dati esteriori, che vede contrapposte istanze di repressione del fenomeno criminale e garanzie individuali a rilevanza costituzionale. L’attuale disciplina normativa è il risultato di una lunga evoluzione storica che, nel tentativo di operare un bilanciamento tra interessi antagonisti, ha dovuto contemperare le esigenze operative degli organi inquirenti e il fondamentale diritto alla privacy, tutelato dalle fonti sovranazionali convenzionali ed eurounitarie.

“Alla prova dei fatti”: i rapporti tra diritto penale e processo nello scenario internazionale ed europeo

L’introduzione presenta alcune forme di intersezione tra diritto penale e processo in prospettiva internazionale, europea e interna  che sono approfondite negli articoli pubblicati a seguire in questo numero, i quali costituiscono gli atti del VI corso di formazione interdottorale di diritto e procedura penale “Giuliano Vassalli” per dottorandi e dottori di ricerca organizzato dall’Istituto superiore internazionale di scienze criminali (ISISC) a Noto nei giorni 18-20 settembre 2015.

La posta in gioco nella decisione della Corte costituzionale sulla sentenza Taricco

Le questioni di legittimità costituzionale sollevate sulla sentenza Taricco della Corte UE vanno valutate su un duplice piano: come questioni di diritto interno (sarebbe costituzionalmente legittima una ‘legge Taricco’?), e come questione di controlimiti che possano essere opposti alla ricezione di un principio di diritto europeo. Su entrambi i piani, appare fondata la questione relativa al potere, attribuito al giudice dalla sentenza della Corte UE, di disapplicare in malam partem la disciplina degli atti interruttivi della prescrizione sulla base di valutazioni di adeguatezza funzionale. I principi in gioco sono il principio penalistico di legalità e la soggezione del giudice alla legge.

Prescrizione del reato e ragionevole durata del processo: principi da difendere o ostacoli da abbattere?

Il tema della prescrizione è particolarmente sentito nel nostro Paese, nel quale un numero rilevante di procedimenti penali si conclude, purtroppo, con la dichiarazione di estinzione del reato per tale causa. Nel presente contributo si riflette criticamente sulla recente tendenza – ulteriormente percorribile, alla luce della nota sentenza Taricco – ad aumentare i termini prescrizionali per evitare tale esito, certamente non auspicabile. In particolare, si riflette sul fondamento garantistico e liberale della prescrizione e si pone l’accento sulla necessità di abbreviare i tempi del procedimento penale, piuttosto che allungare i termini della prescrizione, come una riforma non ponderata consiglierebbe; tale scelta si tradurrebbe, infatti, nella conseguente ulteriore lentezza della nostra giustizia penale, con tardiva riparazione per le vittime del reato ed interventi non sempre in grado di rieducare il condannato, e con effetti persino economicamente negativi per lo Stato. Pertanto, anche alla luce di recenti e condivisibili sentenze della Corte costituzionale, si auspicano mirati interventi, sul versante processualpenalistico, su quello ordinamentale ed anche sul piano del diritto penale sostanziale in grado di incidere sulla insostenibile lunghezza dei procedimenti penali italiani.

Ne bis in idem e contrasto agli abusi di mercato: una sfida per il legislatore e i giudici italiani

Il vigente sistema sanzionatorio dell’abuso di informazioni privilegiate e della manipolazione del mercato, imperniato sul ‘doppio binario’ penale e amministrativo, è stato giudicato dalla Corte di Strasburgo incompatibile con il diritto al ne bis in idem di cui all’art. 4, Prot. 7, CEDU nel caso Grande Stevens c. Italia. La sentenza sollecita tanto il giudice (comune e costituzionale) quanto il legislatore italiani ad armonizzare la disciplina italiana agli obblighi internazionali in materia di tutela di ne bis in idem, i quali derivano – oltre che dalla disposizione convenzionale citata – anche dall’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che è norma di diritto primario dell’Unione, idonea come tale a produrre effetto diretto negli ordinamenti nazionali. Il presente contributo analizza le possibili vie, de lege lata e ferenda, per giungere a tale risultato, in vista anche dell’imminente decisione della Corte costituzionale in materia e della prossima scadenza della legge delega sul riassetto delle sanzioni in materia di abusi di mercato.

L’insostenibile imprescrittibilità del reato. La giurisprudenza “Taricco” alla prova dei controlimiti

L’ordinanza con la quale la Corte d’appello di Milano ha richiesto l’intervento dei giudici di Palazzo della Consulta affinché impediscano l’ingresso del dictum stabilito dalla Corte di giustizia nella pronuncia Taricco offre uno spunto per una riflessione sulla delicata materia dei principi supremi dell’ordinamento. Nel lavoro si muove dal presupposto, tratto dalla giurisprudenza costituzionale, per cui non tutti gli istituti nei quali i principi supremi si estrinsecano vanno assunti a rango di “controlimite”. È invece il loro solo nucleo essenziale a non cedere di fronte al primato del diritto dell’UE. Proseguendo lungo tale direttrice, si analizza l’istituto della prescrizione, per capire se la sua disciplina rientri a pieno titolo nel nucleo centrale di tutela offerto dal principio del nullum crimen, nulla poena sine lege di cui all’art. 25, secondo comma, Cost., ovvero se ne rappresenti un aspetto meramente accidentale.

La primauté del diritto dell’UE e l’ordinamento penale nazionale

Il principio del primato del diritto dell’Unione europea costituisce un pilastro essenziale della costruzione giuridica europea, che tuttavia incontra particolari difficoltà a imporsi allorché deve operare rispetto all’ordinamento penale degli Stati membri, dominati dal principio di legalità, e in generale da principi costituzionali che concorrono a formare la stessa identità nazionale degli stessi Stati membri, che l’Unione è tenuta a rispettare. Emblematici di tali difficoltà sono gli obblighi statuiti dalla Corte di giustizia nella sentenza Melloni, che hanno posto il Tribunal Constitucional spagnolo di fronte all’alternativa se accettare una limitazione del proprio diritto costituzionale al giusto processo in omaggio alla funzionalità del mandato di arresto europeo, ovvero se opporsi frontalmente ai giudici di Lussemburgo; nonché quelli statuiti dalla Corte di giustizia nella sentenza Taricco, attualmente sottoposta al vaglio della Corte costituzionale italiana, e la cui sostenibilità al metro dei principi fondanti l’identità costituzionale italiana è in particolare oggetto di esame nel presente contributo.

Il mandato di arresto europeo dalla decisione quadro del 2002 alle odierne prospettive

Lo scritto ripercorre brevemente il cammino del mandato di arresto europeo dalla decisione quadro originaria ai nostri giorni, soffermandosi in particolare sulle nuove prospettive di garanzia finalizzate a bilanciare la natura repressiva di tale strumento.

Dalla Corte di Giustizia importanti indicazioni esegetiche in relazione alle prime due direttive sui diritti dell’imputato

L’Autore presenta la prima pronuncia della Corte di giustizia sulle cosiddette direttive di Stoccolma. Dopo aver ripercorso le argomentazioni spese dall’avvocato generale, vengono analizzati i principi di diritto accolti dal giudice del Lussemburgo. Si tratta di una decisione che, pur con cautela, valorizza la portata normativa delle direttive sull’interpretazione e sulla traduzione e sul diritto all’informazione nel processo penale.