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ISSN 2611-8858

Temi

Giusto processo

Udienze orali durante la pandemia in Cile. E il giusto processo?

Il testo è un resoconto sintetico su come il sistema penale cileno ha reagito alle restrizioni di movimento generate dalla pandemia COVID. Inizialmente, i problemi si sono concentrati sul dare continuità alle udienze di garanzia, soprattutto quelle che riguardano la libertà personale. Ora la grande sfida del sistema è quella di verificare la possibilità di condurre processi orali rispettando le garanzie fondamentali del giusto proceso

La Corte di Giustizia sul rapporto tra rinnovazione del dibattimento per mutamento del giudice e protezione delle vittime di reato

Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sent. 29 luglio 2019, causa C-38/18, proc. pen. a carico di Massimo Gambino, Shpetim Hyka

Assicurare il diritto al giusto processo agli indagati e agli imputati sottoposti a procedimenti penali paralleli nell’UE

L’obiettivo del presente lavoro è quello di riflettere sulle lacune, dal punto di vista delle garanzie processuali, in cui ci si può imbattere nel procedimento di risoluzione dei conflitti di giurisdizione nell’Unione europea. Dopo una breve introduzione e panoramica generale circa il quadro normativo sui conflitti di giurisdizione e sul sistema di protezione dei diritti e delle garanzie processuali nell’Unione europea, il lavoro si divide in due distinte parti. La prima parte si concentra nell’identificare e analizzare i principi, i diritti e le garanzie che possono essere violati in una situazione di conflitto di giurisdizione transnazionale tra Stati membri. Nella seconda parte del lavoro, l’autore riflette sulle possibili modifiche volte a garantire un più alto standard di protezione dell’indagato o dell’imputato, includendo l’analisi critica delle proposte già avanzate da altri studiosi di questa materia.

Dibattimento a distanza vs. “autodifesa”?

L’istituto della partecipazione a distanza al dibattimento è stato introdotto in Italia nel 1998 con una norma “a tempo”, relegata nelle disposizioni di attuazione e poi stabilizzata, che ha conosciuto una progressiva espansione. La l. 23 giugno 2017, n. 103, ne stravolge la portata, trasformando di fatto in regola un’eccezione i cui riverberi sull’effettività del contraddittorio e sull’esercizio del diritto di difesa sono indiscutibili, non potendo essere la partecipazione “virtuale” equiparata a quella fisica dell’imputato. Da qui l’esigenza di riconsiderare le conclusioni a cui sono giunte la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell’uomo rispetto alla pregressa disciplina, anche per evitare il rischio che la partecipazione a distanza divenga in prospettiva la “normalità” nei dibattimenti che coinvolgono soggetti in vinculis, quale che sia il procedimento che ha originato lo status detentionis.

La valutazione di sospetti, indizi e notizie di reato nel passaggio (incerto) dalle attività ispettive alle funzioni di polizia giudiziaria

Il principio di legalità non è rivolto soltanto al diritto penale, ma guarda anche al processo ed attraverso il rispetto delle regole del procedimento probatorio intende assicurarne la giustizia. Se la circolazione degli elementi di prova acquisiti nell’esercizio dei poteri istruttori costituisce un limite ai principi di oralità e del contraddittorio, l’art. 220 disp. att. c.p.p. pone un controlimite all’utilizzabilità delle risultanze acquisite in sede amministrativa dal momento in cui emergono indizi di reato. Tra le diverse funzioni esercitate, l’art. 220 disp. att. garantisce, a livello di legislazione ordinaria, alcuni diritti fondamentali internazionalmente riconosciuti e costituzionalmente tutelati, in particolare, dall’art. 111 della Costituzione a norma del quale “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge”.

Procedimento penale, diritto di difesa e garanzie partecipative nel diritto dell’Unione Europea

Gli ultimi due decenni hanno visto rafforzarsi nello scenario multiculturale europeo una concezione fortemente partecipativa di giustizia penale che, dovuta specie all’opera della giurisprudenza di Strasburgo, sta progressivamente diffondendosi in diversi settori del diritto processuale penale negli ordinamenti nazionali. All’interno del quadrante dell’Unione europea, superata la prima fase di normazione all’interno del III Pilastro, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha posto le basi per l’avvio di un impegno delle istituzioni dell’Unione vòlto al consolidamento di standard minimi di tutela del diritto di difesa in relazione non solo alle procedure di cooperazione ma anche ai procedimenti nazionali. Sebbene ciò abbia dato avvio a una nuova stagione d’intensa attività normativa, il carattere abbastanza frammentario delle riforme varate fa sì che la voce e la partecipazione di privati all’amministrazione della giustizia penale sia ancora debole. Il presente scritto analizza il cammino percorso dall’Unione europea negli ultimi due decenni verso il rafforzamento di difesa nell’ambito di procedure sia nazionali sia transfrontaliere, verificando inoltre se e in che misura l’armonizzazione operata dall’Unione soddisfi i livelli di tutela richiesti dalla giurisprudenza di Strasburgo e stabiliti nei sistemi costituzionali nazionali.

Rien ne va plus? Le garanzie CEDU “incontrano” (e si scontrano con) l’azione civile e la prescrizione dell’ordinamento francese: alla ricerca di check and balances interni all’art. 6

A seguito del decesso del padre, imputato in Francia per il reato di appropriazione indebita, gli eredi ricorrono dinanzi alla Corte EDU lamentando la violazione dell’art. 6 §§ 1 e 2 in relazione a due profili. In primo luogo, gli stessi ritengono che lederebbe il giusto processo, sub specie di rispetto della parità delle armi, il meccanismo previsto in patria in base al quale il giudice penale è competente a pronunciarsi sul risarcimento del danno che grava sugli aventi causa del de cuius, nell’ipotesi in cui al momento della sua dipartita l’autorità giurisdizionale penale si sia pronunciata esclusivamente sull’azione penale, ritenendola prescritta. In secondo luogo, vi sarebbe stata l’inosservanza del principio di innocenza, come sancito nell’art. 6 § 2 CEDU, posto che solo post mortem l’imputato sarebbe stato dichiarato colpevole del reato contestatogli. I ricorrenti, quindi, ritenendo che la suddetta presunzione si estenda alla procedura di riparazione del danno in ragione del “legame” e del “ragionamento” istituito dal giudice penale tra procedura civile e penale, reputano che gli stessi possano agire in qualità di vittime dinanzi alla Corte europea al fine di ottenere la dichiarazione di violazione della presunzione di innocenza del proprio dante causa. Secondo il Collegio di Strasburgo, entrambe le doglianze sono fondate e conseguentemente lo Stato francese è condannato al pagamento di un indennizzo monetario. Traendo spunto da questa pronuncia, il commento si propone dunque di analizzare, in prima battuta, l’iter logico seguito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, focalizzando, poi, l’attenzione sulle conseguenze “a cascata” che deriverebbero dai principi di diritto ivi sanciti, assumendo quale punto di osservazione principalmente le disposizioni dell’ordinamento francese che disciplinano l’azione civile e la prescrizione.