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ISSN 2611-8858

Temi

Immigrazione

Non c’è smuggling senza ingiusto profitto

Il presente contributo affronta la nota questione della c.d. “criminalizzazione della solidarietà” nei confronti di migranti irregolari e richiedenti asilo in una duplice prospettiva: da un lato ricostruisce la dimensione prasseologica del problema, esaminando la casistica più recente e soffermandosi sulle questioni esegetiche, spesso a cavallo tra discipline appartenenti a rami diversi dell’ordinamento, con le quali gli interpreti sono oggi chiamati a confrontarsi; dall’altro lato mette in luce una serie di vizi di illegittimità che, ad avviso dell’autore, affliggono tanto la disciplina europea in materia di contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, quanto le norme incriminatrici che ne costituiscono attuazione sul piano nazionale, in primis l’articolo 12 del testo unico immigrazione

La libertà personale del richiedente protezione internazionale

L’odierno status dei richiedenti protezione ricorda, arendtianamente, quello di soggetti titolari di diritti umani solo astrattamente ma concretamente sprovvisti di qualsiasi tutela. Questa condizione di apolidia di fatto è anche il frutto dalla perdita di autonomia giuridico-dogmatica dell’asilo costituzionale la cui finalità originaria era l’emancipazione politica del richiedente al quale veniva potenzialmente aperto l’accesso alla stessa cittadinanza. La finalità dell’odierno asilo umanitario è, invece, quella soprattutto di soccorrere una nuda vita sofferente e traumatizzata. Con il declino della ragione umanitaria e l’ascesa della ragione securitaria il programma di de- soggettivizzazione del richiedente protezione raggiunge il suo apice, assumendo, specie dopo i decreti legge sicurezza, la forma di un vero e proprio razzismo istituzionale

Dagli hotspot ai “porti chiusi”: quali rimedi per la libertà “sequestrata” alla frontiera?

Il lavoro esamina le garanzie sostanziali e procedurali che circondano la libertà personale dello straniero nell’ambito delle politiche di controllo dell’immigrazione irregolare, con particolare riguardo al problema delle detenzioni di fatto nelle zone di frontiera. In assenza di un rimedio generale di habeas corpus nell’ordinamento italiano, l’autrice si interroga sull’esistenza di strumenti efficaci di tutela avverso le misure coercitive extra ordinem, soffermandosi sulla più recente casistica relativa ai trattenimenti nei centri hotspot, nonché a bordo di navi militari e private nel quadro della “politica dei porti chiusi”. Il contributo esamina tanto le prassi delle autorità di frontiera quanto le più recenti novità normative in materia, adottando un taglio interdisciplinare che tiene conto dei rilevanti profili di diritto penale e amministrativo, nonché degli aspetti inerenti alla tutela sovranazionale dei diritti umani

Usi ed abusi delle disposizioni contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Italia

Il contributo, attraverso un’analisi strutturale dell’articolo 12 del Testo unico sull’Immigrazione (che punisce il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) e dell’articolo 601 del Codice penale (concernente il traffico di esseri umani), si propone di dimostrare che le disposizioni in esame costituiscono due ingranaggi vitali di un meccanismo legale progettato per il contrasto alla mobilità umana non regolamentata nel suo insieme. In particolare l’articolo segue due linee di ragionamento parallele: la prima orientata a mettere in evidenza le modalità in cui i contenuti dell’articolo 12 vengono strumentalizzati al fine di condurre azioni penali verso operatori umanitari attivi nel mediterraneo e sul territorio, la seconda mira a mettere in risalto come l’abuso della medesima norma consenta il mancato riconoscimento delle vittime di tratta da parte delle autorità italiane e, conseguentemente, ne derivi il mancato adempimento degli obblighi internazionali contratti con la firma e la ratifica dei Protocolli della Convenzione di Palermo.

Tratta e traffico di migranti: il nodo della giurisdizione tra territorialità ed extraterritorialità

La magistratura italiana si è ampiamente interessata, nel corso degli ultimi anni, ai fenomeni di tratta e traffico di migranti, connotati da un deficit assoluto di strumenti di tutela negli Stati del continente africano dove essi hanno origine. L’articolo, dopo aver analizzato criticamente le recenti vicende nelle quali lo ius puniendi è stato esercitato nei confronti di organizzazioni non governative, passa in rassegna taluni dei principali filoni giurisprudenziali, distinguendo tra esercizio della giurisdizione per fatti territoriali e per fatti extraterritoriali. In relazione al primo caso, si assiste ad una costante dilatazione del paradigma della territorialità anche per ipotesi di favoreggiamento all’immigrazione illegale – di cui all’art. 12 del D.Lgs. n. 286/1998 – realizzate in acque internazionali, in particolare ricorrendo alla c.d. teoria dell’autore mediato. Con riferimento ai fatti extraterritoriali, si assiste ad un ricorso all’art. 7 c.p., in combinato disposto con disposizioni internazionali o interne che consentono la punibilità incondizionata, e all’art. 10 c.p. per reati commessi dallo straniero all’estero ai danni di altro straniero. La strada della internazionalizzazione della risposta è tuttavia tracciata, anche nella logica di una maggiore corresponsabilizzazione della comunità internazionale nella gestione di un fenomeno che trascende le frontiere dei singoli Paesi occidentali ma che li riguarda in egual misura

I migranti irregolari nel Mediterraneo: il caso italiano e le sue contraddizioni

Benché il discorso pubblico continui a richiamare una emergenza immigrazione, lo studio muove dai dati della consistenza reale del fenomeno, fortemente decrescenti nell’ultimo anno e mezzo. Si avverte poi l’esigenza di rivisitare la rilevanza penalistica del migrante irregolare, per superare la sua considerazione come mero oggetto del relativo trafficking, e si propone di mantenere invece un aggancio alla sua condizione di persona, che svolge il ruolo di soggetto necessario del favoreggiamento all’immigrazione clandestina, ancorché diverso dall’autore del relativo fatto di reato. Ciò consente di inquadrare meglio anche i relativi diritti nella delicata fase dell’accoglienza, e di passare poi all’esame del controllo amministrativo e penale in materia. Si esaminano in conclusione i fatti di soccorso in mare dei migranti irregolari e si segnalano alcune contraddizioni dei più recenti sviluppi della politica criminale in materia

I traffici illeciti nell’area del Mediterraneo. Prevenzione e repressione nel diritto interno, europeo ed internazionale

Il testo presenta il tema dei traffici illeciti nel Mediterraneo, oggetto del VIII Corso “Giuliano Vassalli” per dottorandi, svoltosi a Noto nel 2017, anche in relazione ai contributi dei partecipanti ai lavori, una selezione dei quali viene di seguito pubblicata.

Sequestro preventivo e confisca quali strumenti di contrasto del traffico di migranti in ambito europeo e internazionale

Nel contrasto del traffico di migranti attraverso gli strumenti penalistici, il sequestro preventivo e la confisca dei mezzi impiegati per la commissione del reato e dei proventi dello stesso rivestono un ruolo particolarmente significativo. La necessità di fronteggiare delitti spesso commessi da soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali operanti in una pluralità di Stati, e le quali agiscono in modo tale da eludere la giurisdizione dello Stato di arrivo dei migranti, rendono indispensabili forme di cooperazione in ambito europeo e internazionale. Il presente lavoro prende in esame gli aspetti di tale collaborazione ritenuti di maggiore rilievo, cercando di porre in evidenza alcuni profili problematici connessi alle peculiari caratteristiche del fenomeno criminoso in esame.

La legislazione penale italiana quale modello di attuazione della normativa sovranazionale e internazionale anti-smuggling e anti-trafficking

Il presente contributo mira a ricostruire la disciplina penalistica italiana di contrasto al fenomeno del traffico internazionale di persone – considerato nelle sue due componenti del trafficking of human beings (tratta di persone) e dello smuggling of migrants (favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) -, al fine di verificarne l’effettività della tutela apprestata e la congruenza rispetto agli obblighi internazionali e sovranazionali. Il tutto nella consapevolezza che la lotta al fenomeno in esame richiede politiche integrate e il coinvolgimento della comunità internazionale.

Il fine di profitto nel reato di traffico di migranti: analisi critica della legislazione europea

Il presente articolo analizza criticamente la legislazione europea sul reato di traffico di migranti. Secondo l’opinione dell’autore, il legislatore comunitario e la maggioranza dei paesi europei hanno ritenuto che questo specifico illecito, regolamentato anche a livello internazionale dalla Convenzione di Palermo, coincidesse con la figura di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Questa indebita sovrapposizione tra diverse fattispecie di reato genera molteplici e complessi problemi. Nella prima parte dell’articolo si analizzano i requisiti del reato di traffico di migranti nel diritto internazionale, con particolare riferimento al fine di profitto. Nella seconda parte si evidenziano le ragioni per cui non è possibile concepire questo delitto come avente la medesima funzione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. In conclusione, l’articolo propone di distinguere chiaramente gli elementi costitutivi delle due figure criminose e i rispettivi ambiti di applicazione.