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ISSN 2611-8858

Temi

Interpretazione della legge

Ambiguità sintattica e interpretazione della legge penale

La riflessione teorica in tema di interpretazione della legge penale è stata finora piuttosto insensibile alla sfide interpretative legate alle ambiguità di ordine sintattico suscettibili di ripercuotersi sul significato del testo giuridico. Nel diritto penale cileno, un chiaro esempio di ciò può rintracciarsi nella formulazione della norma sulla "responsabilità del superiore" nell'articolo 35 della legge 20357. Trascurare quest’ambiguità potrebbe portare a supporre che la regola in questione debba applicarsi solo con riferimento ai superiori nell’ambito di rapporti gerarchici di stampo militare. L'analisi del fondamento sintattico della potenziale indeterminatezza della disposizione giuridica può rendere invece riconoscibili i fattori semantici e fattuali che dovrebbero contribuire a risolvere tale ambiguità. L'interpretazione così raggiunta fa sì che la norma sia applicabile anche ai superiori che ricoprono posizioni o esercitano funzioni di carattere non militare.

Ambiguità sintattica e interpretazione della legge penale

Sul campo d’applicazione della regola sulla "responsabilità del superiore" nel diritto penale cileno

Interpretazione convenzionalmente conforme e bilanciamento. Un’appendice

Questo articolo si occupa di analizzare criticamente i rapporti tra il bilanciamento che la Corte edu svolge in sede di concretizzazione di un diritto a base convenzionale e l’interpretazione convenzionalmente conforme che il giudice interno mette in campo in sede di applicazione delle relative scriminanti. E mette in evidenza il dato di fondo per cui, mentre l’interpretazione conforme è strutturalmente concepita per non superare i confini testuali della fattispecie, il bilanciamento, dato il suo connaturato carattere integrativo-additivo, è strutturalmente portato a oltrepassarli. Una simile presa d’atto potrebbe allora avere come effetto di rendere più problematico di quanto non sembri un adeguamento “caso per caso” del diritto penale nazionale al bilanciamento europeo in sede di giustificazione convenzionalmente conforme del fatto singolo ad opera del giudice comune e di raccomandare, invece, una chiamata in causa della Corte costituzionale.

Corte Edu e Corte costituzionale tra operazioni di bilanciamento e precedente vincolante. Spunti teorico-generali e ricadute penalistiche. (Parte III)

Questo articolo è suddiviso in tre parti e si occupa delle interazioni complesse che si instaurano tra bilanciamenti di competenza della Corte edu e bilanciamenti di competenza della Corte costituzionale sul terreno dei conflitti tra diritti convenzionali e interessi costituzionalmente rilevanti tutelati dal sistema penale nazionale. La prima parte dell’articolo (n. 3/2019) si concentra su un primo possibile modello di bilanciamento riscontrabile nella prassi applicativa del giudice sovranazionale, e cioè il bilanciamento ad hoc (o “caso per caso”); e arriva alla conclusione per cui, in questa prima famiglia di strategie decisionali, la Corte europea, rompendo la c.d. “connessione necessaria diritti/interessi”, quel che in realtà fa è decidere casi concreti mediante gerarchie astratte che affermano il primato unilaterale del bene convenzionale sul bene giuridico protetto dal legislatore statale. Il che avviene senza alcuna predeterminazione di regole generali e astratte di bilanciamento pensate in rapporto al caso generico e avvalendosi della direttiva interpretativa del “peso sproporzionato”. Nella seconda parte dell’articolo (n. 4/2019) si forniscono alcune esemplificazioni giurisprudenziali a dimostrazione dell’assunto, selezionandole tra quelle che più hanno occupato il dibattito penalistico nostrano sul tema. La terza parte dell’articolo si concentra infine sulle ipotesi in cui effettivamente la Corte europea formula standard generali e astratti di risoluzione del conflitto tra i beni convenzionali e costituzionali in gioco mettendo però in luce il dato di fondo per cui di solito lo fa esclusivamente in base alle caratteristiche specifiche del caso da decidere; e si avanza la tesi per cui, per produrre effetti vincolanti nei confronti delle giurisprudenze costituzionali nazionali, il bilanciamento di matrice europea o deve mettere a disposizione ex ante regole di collisione create in anticipo e al massimo livello possibile di generalità nel contesto di un’unica decisione o deve pervenire allo stesso risultato secondo la logica del precedente giudiziario, ossia in base a processi di accumulazione casistica e a giudizi di similarità/differenza ripetuti nel tempo

Corte edu e Corte costituzionale tra operazioni di bilanciamento e precedente vincolante (pt. II)

Questo articolo è suddiviso in tre parti e si occupa delle interazioni complesse che si instaurano tra bilanciamenti di competenza della Corte edu e bilanciamenti di competenza della Corte costituzionale sul terreno dei conflitti tra diritti convenzionali e interessi costituzionalmente rilevanti tutelati dal sistema penale nazionale. La prima parte dell’articolo si concentra su un primo possibile modello di bilanciamento riscontrabile nella prassi applicativa del giudice sovranazionale, e cioè il bilanciamento ad hoc (o “caso per caso”); e arriva alla conclusione per cui, in questa prima famiglia di strategie decisionali, la Corte europea, rompendo la c.d. “connessione necessaria diritti/interessi”, quel che in realtà fa è decidere casi concreti mediante gerarchie astratte che affermano il primato unilaterale del bene convenzionale sul bene giuridico protetto dal legislatore statale. Il che avviene senza alcuna predeterminazione di regole generali e astratte di bilanciamento pensate in rapporto al caso generico e avvalendosi della direttiva interpretativa del “peso sproporzionato”. Nella seconda parte dell’articolo si forniscono alcune esemplificazioni giurisprudenziali a dimostrazione dell’assunto, selezionandole tra quelle che più hanno occupato il dibattito penalistico nostrano sul tema. La terza parte dell’articolo si concentra infine sulle ipotesi in cui effettivamente la Corte europea formula standard generali e astratti di risoluzione del conflitto tra i beni convenzionali e costituzionali in gioco mettendo però in luce il dato di fondo per cui di solito lo fa esclusivamente in base alle caratteristiche specifiche del caso da decidere; e si avanza la tesi per cui, per produrre effetti vincolanti nei confronti delle giurisprudenze costituzionali nazionali, il bilanciamento di matrice europea o deve mettere a disposizione ex ante regole di collisione create in anticipo e al massimo livello possibile di generalità nel contesto di un’unica decisione o deve pervenire allo stesso risultato secondo la logica del precedente giudiziario. ossia in base a processi di accumulazione casistica e a giudizi di similarità/differenza ripetuti nel tempo.

Iura et leges. Perché la legge non esiste senza il diritto

Lo studio illustra l’impossibilità della legge senza il diritto: la sua assenza di contenuto cognitivo senza l’interpretazione e il contesto ermeneutico, decisorio e istituzionale del diritto che fonda la razionalità della lex oltre il suo momento prescrittivo, soggetto al principio maggioritario o assembleare. Dalla fondazione romanistica del ius, e dalla compilazione giustinianea di iura et leges, la coppia concettuale legge e diritto, oltre quella di legge e diritti (law and rights), viene illustrata sia storicamente e sia teoricamente come un aspetto decisivo per comprendere il diritto dei giuristi, quello giurisprudenziale, quello comparato, quello applicato o semplicemente narrato. Ne emerge il superamento delle concezioni volontaristiche, ma anche linguistiche e analitiche del diritto, a favore di un realismo in cui il ius resta sempre il ius di una lex, positivo dunque, benché affrancato dal vincolo religioso o sacrale della lex. Il ius resta positum anche se riempito di contenuti che la lex non può interamente predefinire: la sua razionalità non è mai quella di una maggioranza votante ma non è tale da dissolvere la lex in un commento deformalizzato

Corte edu e Corte costituzionale tra operazioni di bilanciamento e precedente vincolante

Questo articolo è suddiviso in tre parti e si occupa delle interazioni complesse che si instaurano tra bilanciamenti di competenza della Corte edu e bilanciamenti di competenza della Corte costituzionale sul terreno dei conflitti tra diritti convenzionali e interessi costituzionalmente rilevanti tutelati dal sistema penale nazionale. La prima parte dell’articolo si concentra su un primo possibile modello di bilanciamento riscontrabile nella prassi applicativa del giudice sovranazionale, e cioè il bilanciamento ad hoc (o “caso per caso”); e arriva alla conclusione per cui, in questa prima famiglia di strategie decisionali, la Corte europea, rompendo la c.d. “connessione necessaria diritti/interessi”, quel che in realtà fa è decidere casi concreti mediante gerarchie astratte che affermano il primato unilaterale del bene convenzionale sul bene giuridico protetto dal legislatore statale. Il che avviene senza alcuna predeterminazione di regole generali e astratte di bilanciamento pensate in rapporto al caso generico e avvalendosi della direttiva interpretativa del “peso sproporzionato”. Nella seconda parte dell’articolo si forniscono alcune esemplificazioni giurisprudenziali a dimostrazione dell’assunto, selezionandole tra quelle che più hanno occupato il dibattito penalistico nostrano sul tema. La terza parte dell’articolo si concentra infine sulle ipotesi in cui effettivamente la Corte europea formula standard generali e astratti di risoluzione del conflitto tra i beni convenzionali e costituzionali in gioco mettendo però in luce il dato di fondo per cui di solito lo fa esclusivamente in base alle caratteristiche specifiche del caso da decidere; e si avanza la tesi per cui, per produrre effetti vincolanti nei confronti delle giurisprudenze costituzionali nazionali, il bilanciamento di matrice europea o deve mettere a disposizione ex ante regole di collisione create in anticipo e al massimo livello possibile di generalità nel contesto di un’unica decisione o deve pervenire allo stesso risultato secondo la logica del precedente giudiziario. ossia in base a processi di accumulazione casistica e a giudizi di similarità/differenza ripetuti nel tempo

La tutela penale del segreto commerciale in Italia. Fra esigenze di adeguamento e possibilità di razionalizzazione

Il contributo si concentra sulla disciplina penale italiana in materia di segreto commerciale, e ha l’intento di verificare se la recente riforma legislativa (D. Lgs. n. 63/2018) sia riuscita a conformare l’ordinamento domestico alle moderne istanze della data-driven economy. La novella ha modificato la struttura e l’oggetto di tutela dell’art. 623 c.p., e ha comportato inoltre un avvicinamento della disciplina penale al sistema di tutela civilistico predisposto dal codice della proprietà industriale (art. 98 c.p.i.). Tale avvicinamento pone all’interprete non pochi dubbi in merito alla compatibilità tra le due forme di protezione, dubbi enfatizzati dalla recente giurisprudenza convenzionale. In conclusione, si tenterà di dimostrare come, nonostante i rischi derivanti dal cumulo delle diverse discipline, permangano spazi di lecito intervento penale in materia, specialmente se si struttura in modo differente l’oggetto del segreto commerciale tutelabile dalle due diverse branche del diritto.