con la collaborazione scientifica di
ISSN 2611-8858

Temi

Libertà di espressione

Corruzione e libertà di parola nella regolamentazione del finanziamento delle campagne elettorali negli Stati Uniti

All’interno dell’area della regolamentazione del finanziamento delle campagne elettorali, libertà di parola e corruzione presentano un interessante punto di contatto. Punto essenziale è stabilire se la regolamentazione nel senso della restrizione dei contributi privati alle campagne elettorali sia anche limitativa della libertà di parola e se, quindi, le restrizioni suddette si po ngano in frizione con il First Amendment della Costituzione degli Stati Uniti. Il presente articolo esamina la più significativa giurisprudenza della Suprema Corte degli Stati Uniti riguardante l’interazione tra libertà di espressione e corruzione. In particolare, analizzando l’equazione elaborata dalla Suprema Corte che identifica i contributi dati alle campagne elettorali e l’espressione politica, questo articolo critica l’utilizzo dello scudo del First Amendment per proteggere azioni che, come si spiega, non rientrano nell’area della libertà di espressione

Istanze di criminalizzazione delle fake news al confine tra tutela penale della verità e repressione del dissenso: verso un nuovo simbolismo penale?

Il contributo si propone di esaminare nella prospettiva del diritto penale il problema della divulgazione di fake news tramite i social media, sia al fine di valutare se le condotte di diffusione di false notizie tramite il web possano già dar luogo a forme di responsabilità penale, sia al fine di sottoporre a vaglio critico le ragioni di politica criminale sottese alle istanze di espansione della punibilità che trovano espressione in numerose proposte legislative. Tali istanze devono essere valutate alla luce della più ampia tematica dell’impiego dello strumento punitivo in chiave di tutela della verità delle informazioni trasmesse al pubblico, cui si correla la questione dei limiti costituzionali all’incriminazione di condotte che si estrinsecano nella manifestazione di un pensiero, come tali astrattamente rientranti sotto la copertura dell’art. 21 Cost. In definitiva, si tratta di capire se le nuove istanze di criminalizzazione delle fake news rispondono a effettive esigenze di tutela ovvero si risolvono in una mera strumentalizzazione delle valenze simboliche del diritto penale in chiave di repressione delle opinioni di dissenso.

Eternal Sunshine of the Spotless Crime. Informazione e oblio nell’epoca dei processi su internet

Processo penale e c.d. processo mediatico si differenziano, fra le altre, in ragione del diverso peso attribuito al fattore temporale: mentre il primo si sviluppa in senso diacronico, il secondo presenta natura pressoché istantanea, spesso esaurendosi nelle primissime fasi del procedimento vero e proprio. La divaricazione tra i due fenomeni si fa ancora più consistente laddove il canale mediatico sia internet, ove l’istantaneità del ‘processo’ si combina con la memorizzazione a oltranza del dato. Appare evidente, così, che eventuali articoli aventi a oggetto passate vicende criminali, se non rimossi, rettificati o semplicemente aggiornati, rischino di segnare irreversibilmente la dignità del soggetto coinvolto. Muovendo da tali acquisizioni, il presente lavoro si propone di indagare portata, pregi e limiti del c.d. diritto all’oblio nel peculiare contesto della cronaca giudiziaria via web.

I discorsi d’odio nell’era digitale: quale ruolo per l’internet service provider?

L’evoluzione degli strumenti di comunicazione digitale e, soprattutto, l’affermazione dei social network hanno aperto la strada ad una pervasiva proliferazione dei discorsi d’odio in rete. Al fine di ostacolare la propagazione delle opinioni discriminatorie e non rispettose della dignità umana, risulta quanto mai rilevante la definizione del ruolo e delle eventuali responsabilità degli intermediari informatici, stante il contributo che gli stessi apprestano alla diffusione e alla permanenza in rete dei contenuti digitali, ma, soprattutto, in quanto principali soggetti in grado di rimuovere materialmente i messaggi illeciti. Occorre, tuttavia, verificare se l’approccio punitivo – e, più specificamente, il ricorso alla sanzione penale ̶ sia davvero il più ragionevole, considerati i rischi che una tendenza repressiva potrebbe implicare rispetto alla libertà di espressione degli utenti e alla libertà di impresa dei provider.

Le “parole preparatorie”. I reati antiterrorismo di parola nell’era dei new media

L’Autore, dopo aver inquadrato la categoria dei “reati di parola”, si sofferma sulle plurime fattispecie antiterrorismo che appartengono a questa famiglia di illeciti, evidenziando le specificità legate all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione. L’analisi porta l’Autore a interrogarsi sui limiti del diritto penale rispetto alla criminalizzazione di condotte meramente verbali, non solo in relazione al tradizionale tema della libertà di espressione del pensiero, quanto so-prattutto in riferimento alla possibilità di punire parole che si limitano a “preparare” la commissione di reati.

Memoria, verità, pena. È ancora il tempo della libertà di espressione?

Dopo aver illustrato gli statuti epistemologici che caratterizzano i concetti di memoria, verità storica e verità giuridica, l’autore si concentra sul problematico rapporto intercorrente tra le Costituzioni liberal-democratiche e le cd. leggi memoriali. Tali interventi legislativi, se assistiti da sanzione penale, pongono seri problemi di compatibilità con le direttive di criminalizzazione che contraddistinguono il diritto penale costituzionalmente orientato, e sembrano porsi in contrasto con la libertà di espressione e i principi costituzionali del discorso pubblico, volti a delineare le condizioni procedurali dell’integrazione politica.

Il “giro della morte”: il giornalismo giudiziario tra prassi e norme

L’Autore descrive la realtà dell’attività giornalistica nel settore della cronaca giudiziaria, ponendo particolare enfasi sui fattori che realmente favoriscono le distorsioni mediatiche dell’accertamento processuale, prospettando sanzioni (maggiormente) efficaci a fronte del cattivo esercizio della libertà di informazione e mettendo in guardia dalle insidie – più o meno – nascoste nelle misure al vaglio del Parlamento.

Libertà di informazione e processo penale nella giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte Edu: problemi e prospettive

Il rapporto tra libertà di informazione e buon andamento della giustizia, con particolare riferimento al processo penale, costituisce una tematica di grande attualità alla luce delle ricorrenti polemiche connesse ai fenomeni degenerativi del c.d. “processo mediatico”. Nel prisma del diritto costituzionale, nella consapevolezza della difficoltà di ricostruire una «carta dei rapporti giustizia-media», emerge la necessità di un’opera di bilanciamento, resa ardua per la pluralità dei principi e dei valori coinvolti. In questo senso, l’analisi della giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo risulta fondamentale, anche in una prospettiva di possibili innovazioni legislative. Infatti, una recente direttiva dell’Unione europea (2016/343/UE) che dovrà essere attuata entro il 1 giugno 2018, “recependo” indicazioni provenienti dalla giurisprudenza EDU, sembra ormai attestare un’interpretazione estensiva della presunzione di innocenza, da garanzia destinata ad operare non soltanto sul piano processuale a diritto della personalità, ovvero diritto a non essere presentato come colpevole prima che la responsabilità sia stata legalmente accertata.

Il rapporto tra processo penale e media nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

Il presente articolo analizza le principali pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di rapporti tra processo penale e media. Sono quindi, da una parte, identificati i diritti coinvolti e, dall’altra, ricostruite le modalità con le quali questi entrano in conflitto con altri diritti o interessi collettivi. Particolare attenzione è posta sulle modalità con la quale la Corte effettua il bilanciamento tra i diritti e gli interessi contrapposti nei seguenti ambiti: le dichiarazioni alla stampa e le conferenze stampa delle autorità pubbliche in merito a processi penali ancora pendenti; la trasmissione alla stampa da parte delle autorità pubbliche di immagini di persone indagate; le fughe di notizie relative ad atti di indagine.

La giustizia penale nel gioco di specchi dell’informazione Regole processuali e rifrazioni deformanti

Lo scritto fornisce una illustrazione critica delle norme che regolano la segretezza e i limiti di pubblicazione degli atti processuali penali. La ricognizione è condotta alla luce dei problemi che l’esperienza italiana lascia affiorare attualmente. I delicati problemi connessi con l’intreccio di interessi in gioco (riservatezza individuale, tutela dell’indagine, fairness processuale) fanno da trama all’esposizione. Il paragrafo finale è dedicato a una sintetica prospettazione di immaginabili soluzioni de iure condendo volte a superare le attuali, insoddisfacenti pratiche.