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ISSN 2611-8858

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Reati sessuali

La miopia di 'vostro onore'

Fa molto discutere, in Spagna, il caso della "Manada de Manresa": un assalto sessuale di gruppo nei confronti di una minorenne ubriaca e sotto l'effetto di stupefacenti, incapace di percepire il fatto brutale di cui è stata vittima. E' configurabile una vera e propria 'violenza' sessuale, in assenza di atti violenti o di minacce, inutili per respingere una resistenza che non vi è stata?

Atti sessuali su minore incosciente per effetto dell’uso di alcool e droga: violenza o abuso sessuale? Il caso spagnolo della ‘Manada de Manresa’, nella prospettiva del penalista italiano

Da tempo sta facendo molto discutere, in Spagna, il caso della Manada de Manresa: un assalto sessuale di gruppo perpetrato da alcuni giovani ai danni di una minorenne, vittima di atti sessuali compiuti, nei suoi confronti, mentre si trovava in stato di incoscienza per l’effetto di alcool e droga.

Cuidado, Manada, la justicia anda suelta

La sentenza del Tribunale superiore di giustizia della Navarra, del 30 novembre 2018, decide i ricorsi d’appello – presentati sia dalle difese che dall’accusa – avverso la sentenza dell’Audiencia Provincial della stessa regione, del 20 marzo 2018, sul caso di violenza sessuale di gruppo commessa il 7 luglio 2016, noto alle cronache come “il caso la Manada”: nell’attesa che la Corte di cassazione spagnola statuisca se vi sia stata o meno violenza (l’accusa ha invero già annunciato il ricorso), in questo “secondo capitolo giudiziario del caso la Manada”, tre dei cinque giudici del collegio affermano chiaramente che la persona offesa abbia subito atti sessuali, invece gli altri due membri del collegio affermano – con altrettanta convinzione – che sia stata commessa una vera e propria violenza sessuale, valorizzando così quanto affermato dalla difesa della vittima e dal movimento femminista sin dal momento in cui furono denunciati i fatti

¿Qué es una violación?

La sentenza sul caso La Manada, sul quale ancora si attende la valutazione del giudice dell'impugnazione e che ha stimolato le riflessioni di illustri colleghe in questo blog, ha posto sul tavolo la questione della riforma dei delitti contro la libertà sessuale in Spagna. In questo post l'autore discute sulle riforme che appaiono ragionevoli, e quelle che invece non gli sembrano tali.

Ser o no ser (de La Manada): esta es la cuestión

All'alba del 7 luglio 2016, cinque giovani tra i 23 e i 28 anni, forti e robusti, consumarono un rapporto sessuale con una ragazza di 18 anni che avevano appena incontrato. I fatti hanno sollevato un enorme allarme sociale e provocato un denso dibattito giuridico per capire se la vittima abbia acconsentito all'atto sessuale o, in caso contrario, se i cinque aggressori la abbiano intimidita per compiere la loro aggressione sessuale di gruppo. Questi fatti hanno portato il legislatore spagnolo a prendere in considerazione la riforma del codice penale, che oggi distingue tra violenza sessuale (compiuta con violenza o intimidazione, artt. 178 e 179) e abuso sessuale (compiuto senza tali mezzi, art. 181), comparabili con la fattispecie di cui all'art. 609-bis del codice penale italiano.

¿Intimidación o prevalimiento? La sentencia de La Manada y los delitos sexuales en España

Il caso "La Manada", un abuso sessuale di gruppo contro una giovane donna durante le feste di San Fermín a Pamplona, ha provocato un grande dibattito nella società spagnola sulla regolamentazione dei crimini sessuali, con manifestazioni di massa e un'intensa mobilitazione femminista. Questo contributo analizza i fatti, la qualificazione giuridica operata nella sentenza di primo grado e le ragioni che giustificano una revisione approfondita di questa materia.

La violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) nella giurisprudenza della Suprema Corte del 2015

Il presente scritto è incentrato sull'analisi dogmatica ma altresì statistica di tutte le sentenze di inammissibilità e rigetto emesse dalla Corte di Cassazione in materia di “Violenza sessuale” (art. 609-bis c.p.) nel corso dell'anno 2015. Particolare attenzione è stata dedicata alle 110 sentenze (su 340 totali pubblicate sul sito istituzionale) suscettibili di elaborazione statistica con riferimento alle pene irrogate e alle condotte criminose accertate in via definitiva. L'indagine “tradizionale” sulle opzioni esegetiche accolte dalla Corte ha rivelato un sostanziale consolidamento degli orientamenti – spesso emersi nei primi anni di applicazione della riforma del 1996 – in materia di “atti sessuali” e di “violenza” costrittiva. Sul concetto di “inferiorità psichica”, inoltre, si è riscontrata un'accentuazione del percorso di allontanamento dal paradigma medico-psichiatrico, in un'ottica di maggiore tutela delle persone in stato di debolezza che però si pone in tensione col principio di tassatività. Gli spunti di maggiore interesse sono stati invece offerti dall'indagine statistica – accademicamente meno consueta in materia penale – sulle scelte sanzionatorie operate dalle corti di merito (e rese definitive nel 2015 dalla Suprema Corte). Dall'analisi sono difatti emerse rilevanti criticità relative all'esercizio della discrezionalità giudiziaria in materia di commisurazione della pena, tali da configurare un possibile grave vulnus a quella che si potrebbe definire “legalità sanzionatoria”.

Adescamento di minorenni tramite Facebook: tra tentativo di violenza sessuale mediante induzione con inganno e nuovo art. 609-undecies c.p.

È configurabile una violenza sessuale quando il soggetto passivo venga indotto all’atto sessuale mediante una condotta ingannatoria? Le sentenze di merito qui commentate forniscono lo spunto per una ricostruzione del complesso dibattito dottrinale e giurisprudenziale sull’art. 609-bis co. 2 c.p., sullo sfondo di una ricca casistica che comprende ipotesi boccaccesche, come quelle di finti ginecologi e odontoiatri (!) che inducono le rispettive pazienti a compiere atti sessuali a fini asseritamente terapeutici, o quelle di “maghi” che convincono le clienti a rapporti sessuali con lo scopo di vincere il malocchio. Le peculiarità del caso di specie (nel quale l’imputato – attribuendosi falsamente la qualifica di responsabile di un’agenzia di moda – aveva proposto ad una ragazza quindicenne, mediante messaggi su Facebook, rapporti sessuali in cambio di un futuro da modella, senza tuttavia riuscire nel proprio intento) costituiscono altresì lo spunto per interrogarsi sulla questione, altrettanto delicata, della soglia cronologica a partire dalla quale può essere ravvisata una violenza sessuale tentata, anche alla luce del nuovo dato normativo rappresentato dal delitto di adescamento di minorenne, di cui all’art. 609 undecies c.p.