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ISSN 2611-8858

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Reati tributari

La confisca allargata: dalla lotta alla mafia alla lotta all’evasione fiscale?

Traendo spunto dall’ordinanza n. 7289 del 2014 di rimessione alle Sezioni Unite, l’articolo affronta la questione se, ai fini della confisca ex art. 12 sexies d.l. n. 306/92 e ex art. 2 ter l. 575/65 (oggi art. 24 del d.lgs. n. 59/201), si debba tenere conto dei proventi dell’evasione fiscale per valutare se i beni posseduti siano di valore sproporzionato rispetto al reddito o all’attività economica del reo e, ancora più a monte, se si debba tenere conto dei redditi sottratti alla tassazione; questione rilevante anche per stabilire se i beni “risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego” ex art. 2 ter l. 575/65. Tale questione assume un particolare rilievo in quanto, in seguito all’entrata in vigore del d.l. n. 92/2008, si è esteso l’ambito di applicazione della confisca ex art. 2 ter l. 575/65 nei confronti di tutti i soggetti a pericolosità generica, compresi gli evasori fiscali nell’interpretazione giurisprudenziale, e rileva anche nei confronti dei terzi laddove il valore sproporzionato del bene intestato a un terzo diventa elemento probatorio dell’intestazione fittizia.

Elusione, progressione criminosa e specialità: due passi avanti e uno “a lato” su tre topoi in materia

Il presente contributo, ripercorrendo gli argomenti sviluppati dalla Cassazione (sez. V, sentenza n. 36859 del 16 gennaio 2013, dep. 6 settembre 2013) nel corposo ed approfondito iter motivazionale, focalizza l’analisi su tre questioni di stringente attualità in campo penaltributario. Anzitutto, si sofferma sul lungo e particolarmente circostanziato obiter dictum in materia di elusione fiscale, col quale la Corte, discostandosi dai più recenti arresti della giurisprudenza di legittimità (Cass. pen. sez. II, n. 7739/2012; Cass. pen. sez. III, n. 19100/2013), ritiene penalmente irrilevanti le condotte elusive in assenza di comminatorie specifiche di sanzioni penali, indicative di un’esplicita volontà legislativa di incriminazione. In secondo luogo, si concentra sul reale perimetro di operatività dell’art. 9 d.lgs. 74/2000 (e, specularmente, sui casi di possibile concorso dei reati di cui agli artt. 2 e 8 d.lgs. 74/2000): la Corte, aderendo all’orientamento ormai prevalente nella giurisprudenza di legittimità, opta per una lettura restrittiva della norma, non scevra, tuttavia, di profili di criticità. Infine, si esaminano le conclusioni in tema di indebita compensazione (art. 10 quater d.lgs. 74/2000), laddove la quinta sezione, condivisibilmente accedendo ad una nozione rigorosa di specialità unilaterale in astratto, esclude qualsiasi continuità normativa con la fattispecie di truffa originariamente contestata.

La Cassazione torna sulla rilevanza penale dell’elusione fiscale

La Cassazione torna a pronunciarsi sui limiti di rilevanza penale di operazioni qualificate come elusive in sede tributaria, ribadendo quanto già espresso nel noto precedente della sentenza “Dolce e Gabbana”. Anche in questo caso, l’identificazione tra la condotta elusiva ai sensi dell’art. 37-bis d.P.R. 600/1973 e quella penalmente rilevante non soddisfa: in eccesso, perché l’applicazione della disposizione antielusiva non garantisce il rispetto del canone della tassatività; in difetto, perché non richiede al giudice penale una valutazione autonoma sulla sussistenza dell’evasione a prescindere dalla qualificazione dell’operazione nel procedimento tributario come abusiva o elusiva.