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ISSN 2611-8858

Temi

Responsabilità da reato degli enti

L’ente nel doppio binario punitivo. Note sulla configurazione metaindividuale dei doppi binari sanzionatori

L’analisi ha ad oggetto il fenomeno dei doppi binari sanzionatori riguardanti gli enti collettivi nella prospettiva del ne bis in idem europeo. Alla sottolineatura delle peculiarità che connotano i modelli sanzionatori adottati in materia di abusi di mercato e in campo fiscale segue una riflessione ispirata ai parametri del test di connessione di matrice europea.

Reati tributari e responsabilità dell’ente: una riforma nel (ancorché non di) sistema

L’ingresso dei reati tributari nel d.lgs. 231/2001 per effetto della L. 157/2019, seguita ora dal d.lgs. 75/2020, appare del tutto fisiologico, attesa struttura e ratio dell’imputazione dell’ente e costituisce, anzi, una risposta tardiva a quella tendenza sostanzialistica che ha sinora alimentato distorsioni interpretative in malam partem. Nel suo complesso, il sistema sembra peraltro già offrire possibili rimedi, in termini di proporzione sanzionatoria, a potenziali collisioni col ne bis in idem declinato secondo il parametro dell’idem factum e sulla base dei criteri giurisprudenziali di connessione sostanziale e procedimentale, con particolare riguardo alla disciplina del pagamento del debito tributario. Nondimeno, l’intervento normativo appare a tratti lacunoso o ambiguo ma, nel contempo, si presta ad avviare un decisivo revirement giurisprudenziale in tema di delega di funzioni

La riforma dei reati tributari tra responsabilità della persona fisica e responsabilità dell’ente

Con il d.l. n. 124/2019, convertito dalla l. n. 157/2019, il legislatore ha recato significative modifiche al sistema degli illeciti penali tributari, tra le quali spiccano l’allargamento della cd. confisca allargata, prevista dall’art. 240-bis c.p., ad alcuni reati tributari e il loro inserimento nel d.lgs. 231/2001, alla stregua di reati-presupposto della responsabilità dell’ente. Il lavoro punta ad evidenziare, per un verso, quali sono gli oneri (ri)organizzativi delle società, sul terreno dell’aggiornamento dei modelli di organizzazione, e, per altro verso, i rilevanti profili di incoerenza sistematica che affliggono la complicata trama dei rapporti tra la responsabilità della persona fisica e quella dell’ente.

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in tempi di pandemia

La pandemia legata alla diffusione del virus SARS-CoV-2 ha avuto effetti dirompenti su ogni ambito della vita sociale, incluso il lavoro nelle organizzazioni pubbliche e private. Nella stratificazione alluvionale di regole anti- contagio emanate – e incessantemente aggiornate – a livello statale e locale, generale e settoriale, un posto di rilievo è occupato dalle disposizioni della decretazione governativa e dei protocolli condivisi votate al contenimento del rischio infettivo nei luoghi di lavoro. Il contributo cerca di risolvere, anzitutto, i dubbi e i contrasti di vedute insorti in merito al rapporto tra le previsioni di contrasto del Covid-19 negli ambienti lavorativi e il sistema di tutela della salute e sicurezza del lavoro incardinato nel d.lgs. n. 81/2008, prospettando un raccordo sistematico. Vengono, inoltre, indagati i possibili profili di responsabilità penale individuale e dell'ente collettivo ex art. 25-septies del d.lgs. n. 231/2001, evidenziando, tra l’altro, i limiti di funzionalità del reato colposo di evento nelle dinamiche eziologiche delle lesioni o dei decessi conseguenti al contagio, nonché la ratio e i limiti del nuovo art. 29-bis del d.l. n. 23/2020, conv. dalla l. n. 40/2020, concepito per sottrarre uno spazio residuale di operatività alla colpa generica. La convulsa produzione normativa di questi mesi, che oggi tende ad apparire eccentrica e segnata dall’emergenza, potrebbe nondimeno preannunciare, per taluni aspetti, il percorso del nostro futuro diritto penale della sicurezza sul lavoro.

Prospettive di razionalizzazione della disciplina dell'oblazione nel sistema della responsabilità da reato degli enti tra premialità e non punibilità

Il dibattito sulla riforma della disciplina in materia di responsabilità degli enti per diversi anni sopito si è riacceso di recente, anche sulla scia dell’esperienza di altri ordinamenti. Il lavoro affronta l’argomento in questione dall’angolo visuale delle vicende riguardanti la punibilità. L’ampio ventaglio di istituti che negli ultimi anni hanno fatto irruzione nel sistema codicistico – dalla particolare tenuità del fatto alla sospensione del processo alla messa alla prova – e le figure, quali l’oblazione, da tempo radicate e che hanno registrato una diffusione in settori strategici della criminalità d’impresa, impongono di ripensare il principio di autonomia della responsabilità dell’ente. L’idea di affidare la soluzione del problema alla previsione dell’art. 8 del d.lgs. n. 231 del 2001, sancendo – alla luce della lettura offerta dalla giurisprudenza – la incomunicabilità delle cause di non punibilità tra persona fisica ed ente, deve essere rivista nella prospettiva di costruire un corredo di ipotesi specifiche per l’ente. L’obiettivo del lavoro è quello di analizzare le condizioni e i presupposti per ammettere in futuro l’ente all’oblazione, nel quadro di una più ampia riflessione sulle logiche premiali e sulle opzioni in tema di non punibilità che dovrebbero ispirare un rinnovato sistema di disciplina della responsabilità delle persone giuridiche in Italia.

L’esercizio abusivo della professione riformato. Il caso dell’attività odontoiatrica

Il testo si occupa delle conseguenze che il restyling legislativo al quale è stato sottoposto l’art. 348 c.p. riversa sul settore sanitario, più esposto di altri al fenomeno dell’abusivismo. In particolare, dopo aver analizzato le principali novità introdotte dalla c.d. riforma Lorenzin, ci si concentrerà sulle manifestazioni dell’esercizio abusivo nell’area odontoiatrica, dove esso si mostra capace di assumere forme societarie che acuiscono la carica di offensività delle condotte tenute dai sine titulis e che sollevano un interrogativo circa l’opportunità di innescare il meccanismo della responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/2001.

Big Data Analytics e compliance anticorruzione. Profili problematici delle attuali prassi applicative e scenari futuri

L’articolo analizza il tema dell’utilizzo di tecniche di big data analytics nelle attività di compliance anticorruzione nei settori pubblico e privato, evidenziando come tali nuove prassi possano trasformare le caratteristiche attuali della prevenzione del rischio reato nelle organizzazioni complesse. Vengono evidenziati vantaggi e rischi derivanti dall’adozione di questi strumenti informatici, nonché alcuni ipotetici scenari futuri legati alla possibilità di regolamentare in via legislativa l’utilizzo di simili sistemi di compliance anche per fini diversi dalla mera gestione del rischio.

È possibile la compliance nella PMI?

La previsione della responsabilità penale delle piccole imprese ha finalità preventiva. La compliance penale per queste imprese è proporzionalmente più costosa rispetto a quella delle imprese medie e grandi, tale problema può essere affrontato attraverso azioni collettive e l’informatizzazione

Urgente: dos órganos de cumplimiento en las empresas

Diversamente dall’interpretazione contra legem prospettata dalla Procura, l’organo di supervisione cui fa riferimento l’art. 31 bis 2.2° del codice penale spagnolo è un organo differente rispetto al compliance officer. Seguendo il modello italiano, il legislatore istituisce specificamente un organo per il controllo degli amministratori e degli alti dirigenti, a causa della sfiducia che genera l’esistenza di un efficace autocontrollo da parte degli stessi