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ISSN 2611-8858

Temi

Responsabilità medica

L’esercizio abusivo della professione riformato. Il caso dell’attività odontoiatrica

Il testo si occupa delle conseguenze che il restyling legislativo al quale è stato sottoposto l’art. 348 c.p. riversa sul settore sanitario, più esposto di altri al fenomeno dell’abusivismo. In particolare, dopo aver analizzato le principali novità introdotte dalla c.d. riforma Lorenzin, ci si concentrerà sulle manifestazioni dell’esercizio abusivo nell’area odontoiatrica, dove esso si mostra capace di assumere forme societarie che acuiscono la carica di offensività delle condotte tenute dai sine titulis e che sollevano un interrogativo circa l’opportunità di innescare il meccanismo della responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/2001.

Il percorso di depenalizzazione dell’errore medico

Con la sentenza delle Sezioni unite “Mariotti” il percorso di depenalizzazione dell’errore medico è giunto ad un punto fermo. La fotografia dello stato della “colpa medica” che emerge da tale pronuncia, tuttavia, è assai diversa da quanto si poteva pensare (e auspicare) prima dell’approvazione delle due riforme che, nel giro di pochi anni, hanno interessato il perimetro delle responsabilità penali degli esercenti le professioni sanitarie. In una prospettiva storica, che prende le mosse dal declino della medicina moderna e dalla sovraesposizione giudiziaria che ne è conseguita per gli operatori sanitari, l’Autore ripercorre criticamente le tappe di tale percorso, registrando più di un’inattesa battuta d’arresto. A conclusione dell’analisi viene segnalato come, paradossalmente, l’eredità di tali riforme potrebbe essere costituita, più che da una diretta restrizione dell’area della punibilità, da una rinnovata “cultura” dell’illecito colposo in ambito sanitario.

Un’analisi critica delle SS.UU. “Mariotti” in tema di responsabilità medica

Dopo alcune considerazioni preliminari sul nuovo art. 590-sexies c.p., l’articolo sottopone a critica la pronuncia delle Sezioni Unite “Mariotti” in tema di responsabilità medica, evidenziandone le problematicità rispetto ai limiti dell’interpretazione conforme a Costituzione. Nella parte conclusiva del lavoro si analizzano i percorsi ermeneutici alternativi che la Corte di Cassazione avrebbe potuto seguire per assicurare un equo bilanciamento dei diversi interessi coinvolti senza incorrere nel segnalato vizio di fondo.

Libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del malato terminale

Il lavoro concerne gli interventi normativi in tema di libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del paziente. Le leggi 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. Gelli-Bianco) e 22 dicembre 2017, n. 219 (in tema di consenso informato) sembrano invitare il professionista a selezionare autonomamente l’approccio terapeutico, ad attenersi alle linee-guida ministeriali e ad astenersi – a certe condizioni – dal ricorso a trattamenti oggettivamente inutili o sproporzionati. L’Autrice si interroga sul ruolo della volontà del malato terminale nella scelta della terapia, nonché sulle implicazioni penalistiche che originano dall’interazione, anche conflittuale, tra il diritto all’autodeterminazione e l’autonomia del sanitario nelle decisioni riferibili al miglior interesse di cura del paziente.

La punibilità della colpa penale relazionale del sanitario dopo la riforma “Gelli-Bianco”

Il contributo si dedica all’analisi del concetto di colpa relazionale in ambito sanitario, per poi passare a definire le condizioni della sua attuale punibilità.Tali condizioni sono evidentemente influenzate dal principio di affidamento e da una disciplina complessa come quella dell’art. 590-sexies, 2° c., c.p., che sembra poter essere applicata in due principali ambiti casistici di colpa relazionale, distinti in base al fatto che la fonte comportamentale evidence-based preveda o meno un obbligo di controllo. Si indicano poi alcune soluzioni per eludere l’ostacolo dell’ancora troppo limitato accreditamento formale delle linee guida. Si potrebbe sfruttare il potenziale delle buone pratiche clinico- assistenziali, suscettibili di essere intese in termini estensivi, fino a ricomprendere, quale concetto di genere, persino le stesse linee guida. Anche l’art. 2236 c.c. appare in grado di consentire, a margine dell’art. 590-sexies, 2° c., c.p., razionali contenimenti dell’area della punibilità.

Responsabilità medica: linee guida, formule assolutorie e prerogative del danneggiato da errore medico

Il nuovo art. 590-sexies, comma 2, c.p. predica la non punibilità del medico per l'evento lesivo o mortale, cagionato per sua imperizia, ma nel rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali che ne governano l'attività di cura. Il lavoro si prefigge l'obiettivo di eleggere le best practices mediche a guida per il giudice del merito, che dovrà necessariamente escludere il nesso causale tra la condotta del sanitario e l'evento infausto, allorquando, da parte dell'agente, vi sia stata l'individuazione delle migliori prassi adatte al caso e le medesime siano state applicate correttamente. Tanto impone, in quei casi, di mandare assolto il professionista con la più liberatoria tra le formule ex art. 530 c.p.p. ("il fatto non sussiste", anziché "il fatto non costituisce reato"), con i susseguenti effetti extrapenali indicati dall'art. 652 c.p.p., che impediscono al danneggiato, una volta chiusa la vertenza penale, di proporre all'autorità civile la domanda per il risarcimento del nocumento cagionato dal reato.

Lo statuto penale della colpa medica e le incerte novità della legge Gelli-Bianco

La legge n. 24 del 2017 (c.d. legge Gelli-Bianco), accolta con grande entusiasmo dalla classe medica, ridisegna, a meno di cinque anni dalla legge Balduzzi, lo statuto della colpa penale in ambito sanitario. La nuova fisionomia della responsabilità colposa del medico si fonda ora su una dettagliata disciplina delle linee guida all’interno delle quali individuare le raccomandazioni tendenzialmente vincolanti per gli esercenti le professioni sanitarie e sull’introduzione, nel codice penale, di un nuovo articolo, concernente la responsabilità colposa per morte o per lesioni personali in ambito sanitario (art. 590-sexies c.p.), improntato all’eliminazione della gradazione della colpa e alla limitazione alla sola condotta imperita, rispettosa di adeguate linee guida, della non punibilità.

Una prima lettura della legge “Gelli-Bianco” nella prospettiva del diritto penale

Le recenti scelte legislative in materia di responsabilità penale del sanitario destano non poche perplessità ed alimentano altrettanti interrogativi in merito all’esatto perimetro applicativo della nuova disciplina. Tra i profili più critici, la “rottura” del binomio “colpa grave-linee guida”, che aveva invece contraddistinto la precedente riforma “Balduzzi” e sembrava aver segnato un punto di non ritorno in favore di una (a lungo) auspicata contrazione della colpa penale.

La colpa professionale del medico a due anni dalla Legge Balduzzi

Il contributo si ripropone, a due anni dalla conversione in legge del controverso “Decreto Sanità”, di ricostruire un quadro complessivo dei profili della responsabilità medica interessati dalla riforma. Le maggiori criticità interpretative si incentrano sul problematico strumento delle linee guida e sul loro incerto statuto giuridico, nonché sull’inedita previsione di una punibilità solo per “colpa non lieve”. Accanto ad esse la Legge Balduzzi pone una costellazione di altri problemi applicativi tuttora irrisolti e strettamente connessi al giudizio di colpa fondato sulle linee guida, come, ad esempio, la riconduzione delle stesse al solo ambito della perizia, l’individuazione di quali direttive cliniche discolpino il sanitario e cosa si intenda per “buone pratiche”.

Prime aperture interpretative a fronte della supposta limitazione della Balduzzi al solo profilo dell’imperizia

Secondo un consolidato leit motiv giurisprudenziale la sfera applicativa della legge Balduzzi sarebbe circoscritta alle sole ipotesi di colpa per imperizia. L’introduzione di questo ulteriore filtro selettivo in realtà non trova alcun appiglio normativo nel dato testuale e, per un verso sembra risentire dell’annoso dibattito sorto in relazione all’art. 2236 c.c., per l’altro si fonda sull’avvertita istanza di non configurare un’area di ingiustificato privilegio in favore del sanitario. La sentenza in commento si segnala all’attenzione dell’interprete in quanto contiene una prima apertura al profilo della diligenza, là dove si ritiene auspicabile che la distinzione in questione, particolarmente aleatoria, non venga considerata dirimente in ordine al già ristretto ambito di applicazione dell’art. 3 l. 8 novembre 2012 n. 189.