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ISSN 2611-8858

Temi

Riciclaggio

Condotte integranti il delitto di riciclaggio

Osservazioni sulla Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, 23 ottobre 2018, relativa alla lotta al riciclaggio di capitali attraverso il diritto penale

Crowdfounding @ ICOs: esigenze di prevenzione del rischio di commissione di reati nell’era della digital economy

Negli ultimi quindici anni, l’innovazione tecnologica ha rivoluzionato gli aspetti culturali e sociali e le metodologie di consumo e produzione di prodotti e servizi, trasformando il web in una possibile fonte di business per le imprese. Le “barriere” normative del processo di raccolta di capitali richiesto dalle banche e dagli intermediari finanziari abilitati hanno concorso, poi, all’affermazione di strumenti evoluti di finanziamento. Si pensi, in particolare, al Crowdfunding e alle ICOs che, costituiscono strumenti di “disintermediazione” della raccolta del risparmio per finanziare, direttamente e senza intermediari, progetti con ambizioni di scala globale. È evidente che alle opportunità che questi nuovi strumenti offrono si accompagnano minacce anche molto gravi, che intercettano una preoccupante trasmigrazione di interi settori della criminalità economico-finanziaria verso lo spazio virtuale. In questa prospettiva l’innovazione tecnologica impone, oggi, al sistema penale di intraprendere un processo di “deindividualizzazione” degli strumenti di contrasto tipici, invero, di un diritto penale senza vittima che mira a proteggere interessi diffusi e astratti.

Gli strumenti di prevenzione nazionali ed europei in materia di valute virtuali e riciclaggio

L’utilizzo crescente di monete virtuali solleva da tempo dibattiti circa il nesso esistente fra le stesse e il mondo del crimine, sul sospetto che tale nuovo strumento di pagamento si presti ad essere sfruttato dalla criminalità come sistema finanziario alternativo, a fini di riciclaggio, in assenza di controlli da parte delle Autorità. Proprio a fronte di tali rischi di recente sono stati adottati, in ambito sovranazionale e nazionale, innovativi strumenti normativi di carattere preventivo; il tema del riciclaggio e delle valute virtuali, infatti, si presta ad essere affrontato, oltre in prospettiva repressiva, anche in prospettiva preventiva. Con il presente lavoro si intende procedere proprio all’analisi degli strumenti preventivi adottati in materia, per individuare quelli più idonei al contrasto di tali nuove pratiche, attraverso lo studio della normativa sovranazionale di settore e al confronto fra la stessa e quella italiana, per giungere ad un’analisi sulla situazione attuale e sulle prospettive sul tema.

Le valute virtuali e gli ontologici rischi di riciclaggio: tecniche di repressione

Il fenomeno delle valute virtuali, di cui il Bitcoin costituisce l’esempio più noto, ha assunto nell’ultimo decennio connotati di sempre maggiore rilevanza e centralità in ambito nazionale e sovranazionale. Il presente contributo si pone l’obiettivo di analizzare il rischio di un utilizzo anomalo della valuta virtuale e la possibilità che tale strumento di pagamento on-line venga “piegato” ad attività criminali. L’attenzione si soffermerà sulle connotazioni peculiari della valuta virtuale, evidenziando come le stesse la rendano idonea, per sua natura, a “dissimulare” il valore oggetto del suo trasferimento nella sconfinata realtà virtuale e, quindi, a porsi come volano per la commissione dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Ci si soffermerà sul fronte repressivo e sulla possibilità di ricondurre i fenomeni cyber-laundering e self-cyberlaundering nell’alveo delle fattispecie codicistiche previste dagli artt. 648-bis e 648-ter1 c.p., senza che ciò determini una indebita e vietata applicazione analogica.

Corporate liability e compliance in the cyber privacy crime: il nuovo “modello organizzativo privacy”

L’esigenza di garantire un’adeguata protezione dai rischi in materia di trattamento illecito dei dati personali provenienti dallo spazio virtuale ha messo in luce lo stretto legame esistente tra cybercrime e privacy e ha condotto il legislatore europeo a valorizzare il momento della prevenzione, incentivando l’adozione di efficaci misure di protezione dei dati personali nelle reti e nei sistemi informatici. Il GDPR adotta un nuovo approccio basato sul rischio, ponendo in evidenza come il trattamento illecito dei dati personali non sia frutto della condotta del singolo, ma derivi da una precisa politica di impresa. Ciò induce a interrogarsi circa la possibilità di costruzione e adozione di un modello organizzativo integrato, che garantisca un coordinamento tra la disciplina di cui al D.Lgs. n. 231/2001 e la normativa in materia di privacy.

La lotta all’evasione fiscale tra confisca di prevenzione e autoriciclaggio

L’articolo esamina criticamente la diversa interpretazione adottata dalle Sezioni Unite in relazione alla confisca di prevenzione e alla confisca ex art. 12 sexies d.l. 306/’92, non consentendo solo nel primo caso di tenere conto dei proventi dell’evasione fiscale e dei redditi leciti, ma sottratti al fisco, per calcolare il carattere sproporzionato, rispetto al reddito o all’attività economica, del valore dei profitti da confiscare, finendo per consentire la confisca di beni di origine lecita in contrasto con il principio di legalità e di proporzione; soluzione che recenti progetti di legge vogliono estendere anche alla confisca ex art. 12 sexies, in una logica che rischia di essere sproporzionata e complessivamente incoerente in termini di politica criminale, in cui forme di confisca destinate alla lotta alla criminalità organizzata, a partire dalla confisca di prevenzione sono ormai utilizzate come strumenti di lotta all’evasione fiscale e in cui le stesse Sezioni Unite propongono di estendere il ragionamento alla base della confisca della c.d. “impresa mafiosa” all’ipotesi di reinvestimento dei proventi dell’evasione fiscale in un’impresa originariamente lecita. La stessa logica che consentirà di utilizzare la nuova fattispecie di autoriciclaggio, nonostante la problematicità della nozione di profitto risparmio dei delitti tributari, per punire l’investimento dei proventi dell’evasione fiscale ben più gravemente delle stesse fattispecie presupposte.

Le (caleidoscopiche) ricadute penalistiche della procedura di voluntary disclosure: causa sopravvenuta di non punibilità, autodenuncia e condotta penalmente rilevante

Lo scritto ha ad oggetto le ricadute penalistiche della procedura di collaborazione volontaria, cd. voluntary disclosure, introdotta dalla l. 186/2014. In particolare, dopo una breve ricostruzione dei tratti caratterizzanti la collaborazione volontaria, vengono analizzati: (a) gli effetti in bonam partem conseguenti alla conclusione positiva della procedura, ovvero l’applicazione al cd. collaborante volontario e ai concorrenti nel reato di una causa sopravvenuta di non punibilità per alcuni delitti tributari e per le condotte di riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego aventi quale oggetto materiale il profitto dei predetti delitti; (b) i principali reati per cui la causa di non punibilità non opera e la relazione tra voluntary disclosure e responsabilità dell’ente ex d.lgs. 231/2001, valutando il rischio che l’accesso alla procedura possa risolversi in una sostanziale autodenuncia; (c) i possibili reati che possono essere commessi, abusando della procedura, e segnatamente i delitti di esibizione di atti falsi e comunicazione di dati non rispondenti al vero, di riciclaggio, di autoriciclaggio e di truffa ai danni dello Stato.

Autoriciclaggio e divieto di retroattività: brevi note a margine del dibattito sulla nuova incriminazione

Ci si interroga sull’applicabilità della nuova incriminazione ai reati-presupposto commessi prima della sua entrata in vigore e ci si accorge che la soluzione affermativa, “politicamente scontata”, non è così facile da percorrere, tenendo conto delle regole generali. La questione dà l’occasione di ripercorrere taluni concetti della struttura del reato, quali la differenza tra “presupposto” e “condotta”, anche in una prospettiva sistematica. Ci si interroga infine sulla applicabilità della nuova incriminazione alle attività economiche già intraprese al momento dell’entrata in vigore della norma.

Qualche nota sul delitto di autoriciclaggio

L’art. 648-ter.1. c.p. introduce nell’ordinamento italiano la fattispecie di autoriciclaggio, già prevista in numerosi Paesi. Le riserve sull’opportunità della nuova incriminazione appaiono superabili attraverso svariate considerazioni d’ordine politico-criminale. La struttura del delitto in esame ricalca in larga misura quella del riciclaggio, con alcune varianti degne di nota.

Note in prima lettura su responsabilità diretta degli enti ai sensi del d. Lgs. 231 del 2001 ed autoriciclaggio: criticità, incertezze, illazioni ed azzardi esegetici

Il lavoro, tratteggiando in modo mirato i profili della responsabilità diretta degli enti da reato di cui al d. lgs. 231 del 2001 e gli aspetti maggiormente significativi e conferenti del delitto di autoriciclaggio, si propone di evidenziare i confini operativi dell’autoriciclaggio quale reato-presupposto realizzato nell’interesse o a vantaggio dell’ente dai soggetti in esso inseriti.