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ISSN 2611-8858

Temi

Schiavitù e traffico di esseri umani

I traffici illeciti nell’area del Mediterraneo. Prevenzione e repressione nel diritto interno, europeo ed internazionale

Il testo presenta il tema dei traffici illeciti nel Mediterraneo, oggetto del VIII Corso “Giuliano Vassalli” per dottorandi, svoltosi a Noto nel 2017, anche in relazione ai contributi dei partecipanti ai lavori, una selezione dei quali viene di seguito pubblicata.

La legislazione penale italiana quale modello di attuazione della normativa sovranazionale e internazionale anti-smuggling e anti-trafficking

Il presente contributo mira a ricostruire la disciplina penalistica italiana di contrasto al fenomeno del traffico internazionale di persone – considerato nelle sue due componenti del trafficking of human beings (tratta di persone) e dello smuggling of migrants (favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) -, al fine di verificarne l’effettività della tutela apprestata e la congruenza rispetto agli obblighi internazionali e sovranazionali. Il tutto nella consapevolezza che la lotta al fenomeno in esame richiede politiche integrate e il coinvolgimento della comunità internazionale.

I (possibili) profili penalistici delle attività di ricerca e soccorso in mare

Il presente contributo vuole interrogarsi sugli ipotizzabili margini di rilevanza penale delle condotte di assistenza prestate dagli operatori del soccorso in mare (specie se appartenenti a O.N.G.) in favore dei migranti intercettati nel Mar Mediterraneo e trasferiti sulle coste italiane. Tale analisi, che necessariamente presupporrà la ricognizione dei numerosi obblighi nazionali e internazionali presenti nel nostro ordinamento in tema di ricerca e soccorso in mare, muoverà dall’esame dei rapporti tra le ordinarie e lecite operazioni di salvataggio e il delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per poi prendere in considerazione l’eventualità – prospettatasi in occasione dei recenti casi giudiziari che hanno interessato il nostro Paese, a partire dal procedimento penale che ha visto il sequestro della nave Iuventa, appartenente alla O.N.G. Jugend Rettet – che vengano accertate a carico dei soccorritori condotte, ulteriori e diverse rispetto a quelle strettamente attinenti alle attività di salvataggio, concretamente idonee a supportare una loro responsabilità ai sensi dell’art. 12 t.u. imm.

Problemi di giurisdizione nel contrasto al traffico di migranti via mare

I trafficanti di esseri umani si avvalgono con sempre più insistenza di ben collaudati protocolli operativi. Questi ultimi consentono loro di sottrarsi alla giurisdizione penale italiana che non si radica qualora – in ossequio ai criteri di cui all’art. 6 c.p. ed in conformità alla Convenzione sull’Alto Mare – l’azione illecita avvenga in acque internazionali. Così, premesse alcune linee concettuali sui limiti spaziali alla efficacia della legge penale, l’indagine si sofferma sulla soluzione ermeneutica offerta dalla Cassazione che, apparentemente in modo sbrigativo e per esigenze di effettività della risposta punitiva, ha fatto ricorso alla controversa figura dell’autore mediato per sanzionare condotte di favoreggiamento che si avvalgono strumentalmente dell’intervento di soccorso delle autorità costiere per realizzare il proprio intento criminoso. Per rafforzare l’ancoraggio del reato di cui all’art. 12 T.U. imm. al territorio italiano, si propone, dunque, una ricostruzione che faccia opportuno riferimento all’istituto del concorso di persone ed al reato eventualmente permanente. Infine, la necessità di un migliore inquadramento dogmatico della soluzione ermeneutica, unitamente alla propensione universalistica della legge penale in ipotesi di offese a valori globali, potrebbe suggerire una interpretazione evolutiva dell’art. 7 c.p. proiettato oggi alla tutela dell’uomo, secondo moduli ermeneutici rinvenibili anche nel § 6 del codice penale tedesco.

“Caporalato” e repressione penale: appunti su una correlazione (troppo) scontata

L’Autore si propone di evidenziare, all’esito di un percorso esegetico della fattispecie alternativo a quello finora consolidato in dottrina, come il deficit di efficacia dell’art. 603-bis c.p. sia da imputare, ancor prima che a difetti di tecnica legislativa, all’inadeguatezza dello strumentario repressivo penale ad affrontare il fenomeno del caporalato. Invero, le principali censure mosse alla fattispecie – l’inappropriata individuazione del soggetto attivo, l’irragionevole disparità di tutela delle vittime determinata dal combinato disposto con l’art. 22 t.u. imm., nonché la mancata previsione di conseguenze sanzionatorie efficaci sul piano dell’ablazione patrimoniale – potrebbero essere persino superabili in via interpretativa o, comunque, ridimensionate alla luce di un’attenta considerazione del fenomeno sottostante. Semmai, la vera aporia, come rivela la posizione della questione ‘preliminare’ della meritevolezza di pena delle condotte di intermediazione, è costituita dall’affidare ad una fattispecie assiologicamente ascrivibile al ‘nucleo duro’ del diritto penale, anziché a politiche pubbliche in campo economico e sociale, il ‘governo’ d’un vero e proprio “sistema di produzione”.