con la collaborazione scientifica di
ISSN 2611-8858

Temi

Terrorismo

Il processo multifattoriale di radicalizzazione al fondamentalismo “Jihadista”

L’articolo analizza i principali fattori che innescano il processo radicalizzazione al fondamentalismo cd. jihadista da una prospettiva essenzialmente socio-criminologica e geopolitica. Verrà innanzitutto esaminato il concetto di radicalizzazione (§ 1) e si proporrà una ricostruzione delle relative concause, nella sua potenziale progressione verso la violenza terroristica (§ 2-7). La parte conclusiva del lavoro effettuerà alcune considerazioni in merito ai limiti delle attuali strategie di contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo ed abbozzerà alcune possibili strade da percorrere in un’ottica preventiva (§ 8).

Terrorismo di Stato come violazione dei diritti umani, con particolare riferimento al coinvolgimento di agenti statali

Nonostante la crescente preoccupazione internazionale per il terrorismo di Stato, manca il consenso sul suo significato e sui presupposti su cui si basano i crimini internazionali, sottintendendo che i diritti umani sono gravemente violati. Questo lavoro offre una prospettiva dal punto di vista del terrorismo sponsorizzato dallo Stato e delle azioni di agenti e organizzazioni parastatali, sia nel diritto internazionale sia nell’ordinamento interno del Cile.

La partita del diritto penale nell’epoca dei “drone-crimes”

Quale spazio riconoscere alla giurisdizione e al diritto penale italiano nei casi di omicidi mirati a mezzo drone e di collateral damages verificatisi nell’ambito della Global War on Terror, ad opera degli Stati Uniti d’America in Stati terzi? Alla luce del sempre più frequente impiego dei droni armati come armi altamente tecnologiche e spersonalizzanti nella lotta al terrorismo, si proverà a verificare se e come il diritto penale possa (e debba) muoversi tra le macerie dei drone strike: partendo da considerazioni in ordine alla natura del drone e al suo “proficuo” impiego nel contesto sovranazionale, si verificheranno quali sono gli spazi della giurisdizione italiana in materia, specie alla luce del crescente avvalimento di Sigonella come base di decollo dei droni statunitensi e del ruolo della conseguente “segreta” cooperazione italiana nella “lotta al terrore”. Successivamente si analizzeranno il segreto di stato e il diniego di ostensione delle policies operative, quali vecchi e nuovi ostacoli alla formulazione delle imputazioni e all’accertamento delle responsabilità. Infine, si cercherà di fornire alcune chiavi di lettura dei modi di atteggiarsi del diritto penale, nelle sue dimensioni di antigiuridicità e colpevolezza, rispetto alle possibili (ove individuabili) soggettività coinvolte nella singola operazione di targeted killing.

Sul constitutional review delle misure antiterrorismo

Questo post riproduce la relazione (già integralmente pubblicata sul sito della Corte costituzionale italiana, all’indirizzo https://www.cortecostituzionale.it/documenti/varie/albi/vigano_albi.pdf) svolta dall’autore all’incontro quadrilaterale tra Corti costituzionale italiana, spagnola, portoghese e Conseil constitutionnel francese, tenutosi ad Albi lo scorso 28 settembre 2018.

Mémoire, loi et terrorisme. L’expérience française

L'article part du constat que le terrorisme, contrairement au crime ordinaire, supprime le temps parce que quand l’attentat survient, il est déjà trop tard : c’est une défaite pour le pouvoir et cela met à l’épreuve nos démocraties. Le terrorisme oblige donc la justice à bouleverser, elle aussi, son rapport au temps. À partir de là, l'auteur commence son analyse des relations entre le terrorisme, le temps et la justice pénale, en particulier en termes d'anticipation.

El TEDH a vueltas con los black sites

Le sentenze della CEDU del 31 maggio 2018 nei casi Abu Zubaydah c. Lituania e Al Nashiri c. Romania dimostrano ancora una volta, nonostante le loro ripercussioni pubbliche siano piuttosto scarse, la complicità degli stati dell'UE con una politica antiterrorista statunitense in grado di mettere in discussione il divieto di tortura.

Le 'nuove' misure di congelamento nazionali e il traffico di capitali volti al finanziamento del terrorismo

Sulla falsariga del blacklisting sovranazionale, il legislatore italiano ha introdotto con D. Lgs. n. 90/2017 le misure di congelamento nazionali, votate alla prevenzione e contrasto del finanziamento del terrorismo. Si affaccia sulla scena nazionale un nuovo strumento di controllo dei flussi di capitali che – realmente o virtualmente – attraversano il Mediterraneo per sostenere l’azione dell’ISIL o di altre organizzazioni terroristiche. Il contributo muove dall’analisi della nuova norma e, inquadrata la novella nell’ambito delle misure di prevenzione a carattere interdittivo, si interroga sulla sua compatibilità con i principi che ne governano il funzionamento, evidenziandone le criticità: da un lato, il deficit di giurisdizionalizzazione, dall’altro, le incertezze legate al giudizio di pericolosità. Il vuoto di tutela che grava sul soggetto listato spinge a domandarsi se la misura sia espressione di un adeguato e legittimo bilanciamento tra security e liberty.

Tra guerra e terrorismo: le giurisprudenze nazionali alla prova dei foreign fighters

Nel quadro della controversa questione relativa ai regimi giuridici applicabili alle attività violente tenute all’interno di un contesto di guerra, l’intervento autorevole della Sezione I della Corte di Cassazione aveva consentito di identificare, facendo perno sulla qualifica dei soggetti passivi degli attacchi armati, un “nocciolo duro” di condotte certamente identificabili come “terroristiche”. Il fenomeno dei foreign fighters, collocandosi in una zona grigia ancora non del tutto coperta né dall’elaborazione giurisprudenziale, né tanto meno dalla produzione legislativa, sollecita tuttavia gli interpreti a nuovi sforzi ermeneutici per cercare di sciogliere il nodo dato dalla sovrapposizione in questa materia tra diritto penale nazionale, internazionale e diritto umanitario. Nella perdurante assenza di decisi interventi normativi in questo senso, l’analisi comparata delle decisioni prese dai tribunali nazionali si presenta come uno strumento utile a mappare le emergenti linee guida elaborate dinnanzi a questo fenomeno da parte della giurisprudenza europea.