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ISSN 2611-8858

Topics

Fundamental Procedural Rights

Criminal Procedure Deeds Void and Null: a Letter-of-the-Law, Spirit-of-the-Law Type of Matter

Because of the progressive integration of the domestic and European legal systems, including the ECHR, the traditional hierarchy of laws has been restructured. Several new surges come from the Luxembourg and Strasbourg Courts, influencing the interpretation of laws by domestic judges. In the said controversial framework this paper focuses on procedural invalidity and deeds void and null: the debate on the actual prejudice doctrine is in line with the above described picture, where the principle of legality – also from a procedural standpoint – is in crisis at the moment

Proceso penal frente a persona jurídica: garantías procesales

This paper analyses the fundamental outlines of the Spanish system of corporate criminal liability. Special attention is devoted to the rights and safeguards of the legal person accused of an offence within the criminal trial.

Il principio di proporzionalità nell’era del controllo tecnologico e le sue implicazioni processuali rispetto ai nuovi mezzi di ricerca della prova

The paper focuses on proportionality with respect to electronic surveillance, often used in criminal investigations. Firstly the matter is analysed from a supranational standpoint, taking into account the legal framework and the relevant case-law; secondly, the analysis goes deeper into the Italian legal system, showing how the notion of proportionality is sometimes misunderstood.

The Triangulation of Procedural Guarantees Between European Union Law, Echr And National Legal Systems

In the context of EU law, procedural guarantees mostly take the form of “principles”, which must then be converted into "rules" by the courts. How can we ensure that these rules are actually able to achieve predictable results and, above all, a good balance of all the values at stake? The answer offered by article 53 of the Nice Charter requires the equivalence between the standards for the protection of fundamental rights provided by the European Union, the ECHR and the national systems. It is not easy to perform this triangulation, however, if we consider that these standards are often incompatible with each other. This article proposes some means to that end.

The Right to the “Dual Defence” in Proceedings for the Enforcement of a European Arrest Warrant: from EU Directive 2013/48/EU to EU Directive 2016/1919

This article analyses the right of the “dual defence” in proceedings for the enforcement of a European arrest warrant in light of the connections between EU Directive 2013/48/EU, recently implemented in our legal system with Legislative Decree no. 184 dated 15 September 2016, and EU Directive 2016/1919.

Il mandato di arresto europeo dalla decisione quadro del 2002 alle odierne prospettive

Lo scritto ripercorre brevemente il cammino del mandato di arresto europeo dalla decisione quadro originaria ai nostri giorni, soffermandosi in particolare sulle nuove prospettive di garanzia finalizzate a bilanciare la natura repressiva di tale strumento.

Dalla Corte di Giustizia importanti indicazioni esegetiche in relazione alle prime due direttive sui diritti dell’imputato

L’Autore presenta la prima pronuncia della Corte di giustizia sulle cosiddette direttive di Stoccolma. Dopo aver ripercorso le argomentazioni spese dall’avvocato generale, vengono analizzati i principi di diritto accolti dal giudice del Lussemburgo. Si tratta di una decisione che, pur con cautela, valorizza la portata normativa delle direttive sull’interpretazione e sulla traduzione e sul diritto all’informazione nel processo penale.

La metamorfosi del diritto delle prove nella direttiva sull’ordine europeo di indagine penale

Solo in apparenza limitandosi a riproporre soluzioni già sperimentate in passato, la nuova direttiva sull’ordine europeo di indagine penale (o.e.i.) genera una vera e propria metamorfosi delle prescrizioni probatorie previste dal nostro ordinamento. Da “regole” a struttura chiusa, imperniate su bilanciamenti tra i valori in gioco prestabiliti in astratto dal legislatore, queste prescrizioni si trasformano in “principi” a struttura aperta, il cui contenuto può essere individuato dal giudice in ciascuna vicenda concreta in base ad un proprio contemperamento tra le varie esigenze che si contrappongono nella raccolta transnazionale delle prove. Di qui il rischio che le autorità giudiziarie chiamate a raccogliere e ad utilizzare prove in base alla direttiva eccedano i poteri loro conferiti. È un pericolo che, come dimostrano alcune decisioni in tema di mandato di arresto europeo, non sempre la Corte di giustizia dell’Unione Europea è in grado di fronteggiare. Un possibile antidoto è rinvenibile nello stesso diritto UE: si identifica con il rispetto del principio di equivalenza con gli standards di protezione dei diritti fondamentali rinvenibili nella CEDU e nelle Costituzioni nazionali e del principio di proporzionalità, statuiti dagli artt. 52 e 53 Carta di Nizza. Ne discende che l’Unione non tollera restrizioni dei diritti fondamentali non finalizzate a proteggere interessi degni di rilevanza, non controbilanciate da adeguate garanzie processuali e non strettamente necessarie. Alle luce di queste coordinate di fondo è possibile delineare alcune guidelines operative nell’impiego degli o.e.i. tali da interferire, in particolare, con il diritto al confronto ed il diritto alla riservatezza.

Procedimento penale, diritto di difesa e garanzie partecipative nel diritto dell’Unione Europea

Gli ultimi due decenni hanno visto rafforzarsi nello scenario multiculturale europeo una concezione fortemente partecipativa di giustizia penale che, dovuta specie all’opera della giurisprudenza di Strasburgo, sta progressivamente diffondendosi in diversi settori del diritto processuale penale negli ordinamenti nazionali. All’interno del quadrante dell’Unione europea, superata la prima fase di normazione all’interno del III Pilastro, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha posto le basi per l’avvio di un impegno delle istituzioni dell’Unione vòlto al consolidamento di standard minimi di tutela del diritto di difesa in relazione non solo alle procedure di cooperazione ma anche ai procedimenti nazionali. Sebbene ciò abbia dato avvio a una nuova stagione d’intensa attività normativa, il carattere abbastanza frammentario delle riforme varate fa sì che la voce e la partecipazione di privati all’amministrazione della giustizia penale sia ancora debole. Il presente scritto analizza il cammino percorso dall’Unione europea negli ultimi due decenni verso il rafforzamento di difesa nell’ambito di procedure sia nazionali sia transfrontaliere, verificando inoltre se e in che misura l’armonizzazione operata dall’Unione soddisfi i livelli di tutela richiesti dalla giurisprudenza di Strasburgo e stabiliti nei sistemi costituzionali nazionali.