En los últimos años, las posibilidades de intrusión en la vida privada de las personas se han decididamente multiplicado. Entre las diversas y nuevas formas de invasión en que la vida privada puede ser afectada, probablemente una de las más graves, debido a su mayor potencial de difusión, viene representada por la divulgación de imágenes íntimas, práctica que, en el lenguaje común, usualmente recibe la controvertida denominación de “revenge porn”. El grave daño que sufren las víctimas de “revenge porn”, y las dimensiones que este fenómeno está adquiriendo a nivel comparado, han motivado a los legisladores de los principales ordenamientos angloamericanos a introducir un tipo penal específico, lo cual obliga a interrogarse sobre la posibilidad de incorporar al ordenamiento italiano un delito de divulgación no consentida de imágenes pornográficas. Luego de analizar el fenómeno de “revenge porn” desde diversos puntos de vista (“in action”, terminológico, estadístico), y estudiar el cuadro de tutela penal actualmente vigente en el sistema italiano, el presente trabajo tiene por finalidad efectuar algunas primeras reflexiones sobre la posibilidad de incriminar tales conductas a través de un tipo penal específico, considerando los principios de lesividad y subsidiariedad
Il presente contributo trae spunto da una recente sentenza della Corte di Cassazione che esclude la configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p., nel caso di cessione, da parte di terzi, di immagini pedo-pornografiche che sono state prodotte, autonomamente e volontariamente, dal minore in esse ritratto (i cd. “selfie”). La decisione permette di evidenziare come, sia gli obiettivi che hanno determinato l’introduzione dei delitti di pedopornografia, sia la struttura tipica delle norme, male si attaglino alla disciplina delle condotte di “sexting” che coinvolge minorenni. Attraverso un confronto con due ben articolate sentenze di merito, che si sono espresse recentemente sul tema, nel contributo si analizzano i “punti critici” dell’art. 600-ter c.p. e si riflette sull’eventuale legittimità del consenso prestato dal minore alla realizzazione delle immagini. È evidente come l’inadeguatezza delle attuali disposizioni costringa la giurisprudenza a forzature ermeneutiche, oppure ad accettare di creare un pericoloso vuoto di tutela. Si ritiene che per un corretto intervento su questa nuova cultura della “comunicazione dell’immagine sessuale” fra minorenni occorrerà, da un lato, cercare di identificare un bilanciamento fra tutela dei minori e rispetto dei loro diritti e, dall’altro, individuare sistemi efficaci di prevenzione ed educazione.






