con la collaborazione scientifica di
ISSN 2611-8858

Temi

Diritti processuali fondamentali

Prendendo sul serio il diritto al silenzio: commento a Corte cost., ord. 10 maggio 2019, n. 117

Il diritto al silenzio occupa da sempre un posto centrale nel misurare il livello di tutela garantito all’indagato e all’imputato. A fronte di una sempre più diffusa interpretazione sostanziale della materia penale, la necessità di riconoscere questa prerogativa fondamentale si pone oggi anche nel contesto di procedimenti amministrativi punitivi, sollevando diversi profili problematici. Il presente contributo commenta l’ordinanza di rinvio pregiudiziale con cui la Corte costituzionale interroga i giudici del Lussemburgo sulla legittimità della sanzione – prevista anche dal diritto UE – per il rifiuto a cooperare del soggetto sottoposto ad accertamento Consob. Dopo aver esaminato i possibili scenari decisionali della Corte di giustizia ed i rispettivi risvolti sul piano interno, l’analisi si conclude con una riflessione sulla sostenibilità del diritto processuale “allargato” predicato dalla dottrina Engel.

Il nemo tenetur se detegere nel labirinto delle fonti

Con l’ord. n. 117 del 2019 la nostra Corte Costituzionale ha vagliato l’applicabilità del diritto al silenzio anche ai procedimenti amministrativi funzionali all’irrogazione di sanzioni sostanzialmente punitive. In quest’occasione, in particolare, la Corte sembra aver sperimentato un’interpretazione del dettato costituzionale ‘integrata’ con le fonti sovranazionali, semanticamente rigenerando il concetto di “procedimento” rilevante ai sensi dell’art. 24 Cost. A partire da questa considerazione, l’Autore, esaminate le ricadute della pronuncia rispetto al rapporto con gli ordinamenti ‘altri’, analizza altresì la ‘nuova’ geometria costituzionale del diritto al silenzio, esplorando in particolare la possibilità di ampliare a tutto il diritto amministrativo - quale che sia la natura delle sanzioni in gioco - la garanzia in parola.

Vero e falso nella transizione del processo penale italiano verso il sistema bifasico

La casistica giurisprudenziale italiana degli ultimi tempi appare sempre più orientata a riconoscere alla giurisdizione esecutiva ampie possibilità di intervento correttivo e manipolativo della pena inflitta con il giudicato di condanna. Il che, realizzando un effetto di sostanziale “sdoppiamento” tra il giudizio di accertamento della responsabilità e quello di applicazione della sanzione, evoca forti suggestioni comparatistiche con il sistema processuale bifasico di derivazione anglo-americana. In questa prospettiva, il presente articolo mira a verificare se il suddetto fenomeno evolutivo rappresenti un ulteriore e nuovo tentativo, da parte del processo penale italiano, di avvicinarsi al modello accusatorio di Common Law o costituisca, piuttosto, il riflesso della sua stessa, insopprimibile natura inquisitoria

Il controllo occulto e continuativo come categoria probatoria: premesse teoriche di una sistematizzazione

Lo scritto analizza il tema del ricorso a nuovi mezzi di ricerca della prova digitali nell’ambito dell’indagine penale. Dopo una prima pars destruens, in cui vengono evidenziate le principali inadeguatezze dell’attuale assetto normativo ed interpretativo, l’autore prosegue attraverso un approccio maggiormente propositivo, tentando di delineare gli attributi comuni ad una categoria di operazioni particolarmente invasive, come tali meritevoli di essere destinatarie di alcune previsioni di garanzia in prospettiva de iure condendo.

Le nuove indagini tecnologiche e la tutela dei diritti fondamentali. L’esperienza del captatore informatico

Nonostante l’ampia diffusione nella prassi, è solo negli ultimi tempi, anche grazie all’acceso dibattito suscitato da alcune pronunce della Corte di cassazione, che l’attenzione degli interpreti si è concentrata sul c.d. captatore informatico, un vero e proprio virus dotato di capacità intrusive formidabili, che viene inoculato da remoto in un dispositivo informatico e che consente lo svolgimento di numerose attività di indagine con modalità tecnologicamente avanzate. La portata delle potenzialità investigative dello strumento sembra essere sfuggita al legislatore che, solo di recente, ne ha regolamentato l’impiego investigativo esclusivamente come strumento di intercettazione di comunicazioni tra presenti. Adagiandosi sull’ormai invalsa tecnica legislativa che considera le decisioni della Corte di cassazione alla stregua di “proposte” di legge, l’intervento del legislatore non può che essere ritenuto, soprattutto per i suoi “non detti” (non sono infatti disciplinate alcune delle più invasive funzioni del captatore informatico), complessivamente inadeguato rispetto alla tutela dei diritti fondamentali in gioco.

L’accesso transfrontaliero all’electronic evidence, tra esigenze di effettività e tutela dei diritti

Il contributo si propone di prendere in esame i profili più significativi legati all’accesso transfrontaliero alla prova digitale, di crescente rilevanza in considerazione delle odierne tensioni tra limitazione della giurisdizione statale entro i confini nazionali e dematerializzazione dei dati informatici, non agevolmente collocabili in un determinato ambito territoriale. Oggetto di trattazione sono specificamente le recenti proposte di Regolamento e di Direttiva dell’Unione europea in materia di ordini europei di produzione e di conservazione dell’electronic evidence, considerati anche nel loro inquadramento nell’ambito del sistema normativo vigente, con particolare riguardo alle previsioni in materia di ordine europeo di indagine. Ad una sintetica analisi delle principali questioni relative ai rapporti tra l’Unione europea e Stati terzi in materia di accesso alla prova digitale seguono quindi alcune considerazioni conclusive sul nuovo modello di cooperazione fondato sul contatto diretto con il privato prestatore di servizi non sottoposto alla giurisdizione dello Stato procedente, in assenza, in linea di principio, di intermediazioni.

Assicurare il diritto al giusto processo agli indagati e agli imputati sottoposti a procedimenti penali paralleli nell’UE

L’obiettivo del presente lavoro è quello di riflettere sulle lacune, dal punto di vista delle garanzie processuali, in cui ci si può imbattere nel procedimento di risoluzione dei conflitti di giurisdizione nell’Unione europea. Dopo una breve introduzione e panoramica generale circa il quadro normativo sui conflitti di giurisdizione e sul sistema di protezione dei diritti e delle garanzie processuali nell’Unione europea, il lavoro si divide in due distinte parti. La prima parte si concentra nell’identificare e analizzare i principi, i diritti e le garanzie che possono essere violati in una situazione di conflitto di giurisdizione transnazionale tra Stati membri. Nella seconda parte del lavoro, l’autore riflette sulle possibili modifiche volte a garantire un più alto standard di protezione dell’indagato o dell’imputato, includendo l’analisi critica delle proposte già avanzate da altri studiosi di questa materia.

L’invalidità degli atti processuali penali: un tradizionale terreno di scontro tra “forma” e “sostanza”

Per effetto della progressiva integrazione tra l’ordinamento nazionale e quello europeo, nonché a seguito della sempre maggiore incidenza del diritto convenzionale, il tradizionale sistema delle fonti normative sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione. Nuovi e molteplici impulsi provengono dalle Corti di Lussemburgo e Strasburgo e condizionano l’attività ermeneutica dei giudici nazionali. È questo lo sfondo problematico in cui si inserisce l’odierna riflessione sulle invalidità processuali e sulla nullità degli atti in particolare: le discussioni originatesi in relazione alla teoria del pregiudizio effettivo risultano infatti perfettamente calzanti rispetto al panorama appena delineato, in cui il principio di legalità – anche processuale – appare evidentemente in crisi

Proceso penal frente a persona jurídica: garantías procesales

In questo lavoro si analizzano le linee fondamentali del sistema spagnolo di responsabilità penale delle persone giuridiche, con particolare attenzione ai diritti e alle garanzie basilari che integrano lo statuto processuale dell’ente chiamato nel processo in qualità di responsabile del reato.

Il principio di proporzionalità nell’era del controllo tecnologico e le sue implicazioni processuali rispetto ai nuovi mezzi di ricerca della prova

Il contributo analizza l’incidenza del canone di proporzione in rapporto alle nuove tecnologie di sorveglianza occulta sempre più di frequente impiegate nel contesto dell’indagine penale, prendendo dapprima in esame il contesto normativo e giurisprudenziale esistente a livello sovranazionale per poi soffermarsi sull’ordinamento italiano, esaminando infine talune criticità determinate da un ricorso al canone che non pare sempre assistito da adeguata consapevolezza.